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Alessandro Berti Banche Fabbisogno finanziario d'impresa Imprese Liquidità

ENI riduce la cedola, ovvero “cash is the king”.

Non per nulla si dice che:
“il fatturato è vanità
l’utile è verità
la cassa è realtà.”

Anonimo manager, citato da Cino Ripani ed Alessandro Berti, fra l’altro, nelle lezioni di Scuola d’Impresa.

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Banca d'Italia Banche Oro

La febbre dell’oro (ovvero tassare le riserve di Bankitalia)

Eli Wallach, il brutto
Eli Wallach, il brutto

Mi sfugge qualcosa: quando i vecchi democristiani, come la buonanima di Goria, tassarono i BOT, si disse che era una partita di giro, che lo Stato dava con una mano ciò che si riprendeva con l’altra e via discorrendo. Ma siccome lo facevano i democristiani, allora tutti a criticare.
Adesso non va bene, ma non per questa ragione, no: adesso non va bene perchè si attenta all’autonomia di Bankitalia. Tassandola? Davvero si attenta all’autonomia di un organismo la cui governance nessuno ha ancora avuto il coraggio di riformare, perchè costerebbe troppo?
Forse sarebbe più corretto rammentare che Bankitalia era fin troppo indipendente quando il sig.Fazio consentiva ai furbetti del quartierino di fare scalate senza soldi e nessuno diceva nulla: e che proprio da allora è scaturita una legge di riforma che, governance a parte, sembra funzionare.
Ma la Banca d’Italia è una Autority: solo formalmente è una società per azioni, nella realtà riveste tutte le caratteristiche di Ente Pubblico: siamo sicuri che tassarne le plusvalenze (si badi bene: contabili ed implicite) sia una soluzione intelligente?

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Banche Cultura finanziaria Lavorare in banca

(Non) lavorare (più) in banca: la (non) soluzione delle dimissioni, addio banca cattiva.

Usurai_Quentin_Metsys
La rubrica “Mal di budget”, sul supplemento Plus24 del Sole 24Ore di oggi, come ogni sabato offre spunti interessanti di riflessione, prima ancora che professionalmente, sotto il profilo antropologico, ovvero del modo di concepire, sentire, fare proprio il lavoro bancario.
Che ha, indubbiamente, un suo specifico, una sua sacralità, dei suoi riti: che tratta, nelle varie maniere succedutesi nel tempo, quella cosa speciale che è il denaro, che richiede regole tutte sue, come del resto speciali sono le regole riguardanti le colate di acciaio, il modo di fabbricare mobili, vendere abiti o mettere a tavola persone.
Questo luogo speciale e particolare comincia a mettere a disagio molti, comincia ad essere completamente slegato da un sentire, da qualcosa che abbia senso, significato, storia, tradizione: è diventato solo e soltanto
La soluzione è dimettersi: ovvero, continuare a cambiare lavoro, pensando che un lavoro che sia bello, non faticoso, professionalmente appagante sia facile, sia al di fuori, sia sempre altrove. Come se per produrre e vendere la Nutella non servisse fare attenzione ai costi (ed ai budget), come se per andare in fabbrica o fare il commercialista non si dovesse fra quadrare tante cose.
La questione del lavoro bancario non può essere, ad evidenza, ridotta ad una mera questione di capitalisti e manager rapaci e cattivi: così come non può essere semplicemente circoscritta ad un disagio personale, che ognuno si tiene e con il quale farà i conti. Alla fin fine, si potrebbe ben dire, se qualcuno vuole cambiare, si accomodi: se qualcuno preferisce il precariato, vada pure.
E’ una soluzione che sta stretta, e che non può accontentare: rimanere, per realismo e per la pagnotta (che non è un vizio italico, come i moralisti ben pasciuti alla Gian Antonio Stella amano ripetere), perchè si deve pur vivere.
E’ una soluzione che sta stretta perchè evita accuratamente la questione più importante, quella della responsabilità personale, di fronte a tutto e, a maggior ragione, di fronte al proprio lavoro.
Nel mio posto di lavoro, ci sono io, sono io che lì metto in gioco quello che mi sta a cuore. In qualunque posto.