Lavorare (ancora) in banc:a basta essere efficienti e preparati?

La terza, per ora, puntata, della saga del bancario insoddisfatto ha avuto un insolito rilievo anche sul Foglio del lunedì, che, come di consueto riporta integralmente quanto apparso nel supplemento del sabato Plus24. La novità di quest’ultima puntata è la lettera di un bancario che, palesemente deluso dalle lettere dei “vecchi” colleghi, non solo si augura di non diventare mai come loro, ma soprattutto sostiene (è bocconiano, buon sangue non mente) l’importanza dell’aggiornamento professionale, della serietà della propria preparazione e del proprio atteggiamento verso la clientela.
In verità, l’argomento della manutenzione della propria professionalità è importante, sottolinearlo è doveroso: essere preparati è un dovere verso sè stessi, è realismo, è cercare di osservare e studiare sempre, sapendo che la vita e la realtà intorno a noi si modificano continuamente.
Ma la professionalità, da sola, non basta, perchè nessuna preparazione, nessun ambiente professionalizzante, incentivante, stimolante, niente che sia meramente tecnico risolverà il problema del significato. Perchè alla fine il cliente, sia esso risparmiatore o imprenditore, è una persona: ed un rapporto con una persona, quando diventa vero, è drammatico. E chiede di giocare ben più della propria professionalità: non solo in banca, ovunque.

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