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Akerlof Risparmio e investimenti Shiller USA

Card & stripes forever

American Flag

Ma anche se le carte di credito non sono direttamente responsabili (del basso tasso di risparmio degli americani o del suo declino NdR), esse riflettono alcuni aspetti dell’identità americana che a loro volta devono essere un fattore centrale del calo nel tasso di risparmio. La nostra devozione alla carta di credito  e al centro commerciale è sintomatica di opinioni più generali su chi gli americani credono di essere e su come ritengono di doversi comportare.

L’identità nazionale americana è molto fiera che gli Stati Uniti siano il Paese più capitalista del mondo. (..) L’americano che si identifica con il capitalismo ritiene giusto trarre vantaggio dai beni che il capitalismo offre e fa comprare. Si sente tenuto ad avere una carta di credito; se vede qualcosa che gli piace al centro commerciale, è giusto non resistere alla tentazione.

G.A.Akerlof, Robert J.Shiller, Spiriti Animali, Rizzoli

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Akerlof Risparmio e investimenti Shiller USA

Val la pena risparmiare

Il compagno Lei Feng
Il compagno Lei Feng

(..) Gli economisti classici, come Adam Smith, enfatizzavano l’accumulazione di capitale attraverso il risparmio.

Ancora oggi alcuni Paesi, soprattutto in Estremo Oriente, prendono sul serio Smith, e hanno adottato la strategia di uscire dalla povertà risparmiando. Il principale fra questi è Singapore (..). La sua economia ad alto risparmio è divenuta un modello per la Cina, che ha copiato con successo Singapore e ora vanta da decenni una notevole crescita economica.

G.A.Akerlof, Robert J.Shiller, Spiriti Animali, Rizzoli

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Akerlof Borsa Risparmio e investimenti Shiller USA

Non solo Newton

Red_Delicious_Apple

Quasi a nessuno oggi piace il sapore della varietà chiamata Delicious; eppure queste mele sono ovunque: sono spesso l’unica scelta nelle mense, nei refettori e nei cesti regalo. Nell’Ottocento, quando con questo nome veniva venduta una mela molto diversa, la Delicious era più buona: intorno al 1980 era diventata di gran lunga la mela più venduta negli Stati Uniti. Quando i buongustai cominciarono a rivolgersi ad altre varietà, i coltivatori cercarono di proteggere i profitti. Spostarono la mela Delicious in un’altra nicchia di mercato: divenne la mela a buon mercato che tutti pensano piaccia a tutti, o che pensiamo che gli altri pensino che a noi piaccia.

La maggior parte dei coltivatori rinunciarono al buon sapore e abbassarono il prezzo della mela passando a varietà con rendimento e conservazione migliori, anzichè sceglierle man mano che maturavano. Dato che le mele Delicious non si vendono per il loro sapore, perché spendere di più per ottenere un buon sapore? I consumatori non riescono ad immaginare che una mela possa essere fatta costare così poco, né possono immaginare il vero motivo per cui queste mele sono ovunque benché abbiano di solito un cattivo sapore.

Lo stesso fenomeno si verifica con gli investimenti speculativi. Molte persone non si rendono conto di quanto una società quotata possa cambiare nel tempo, o di quanti modi di siano per abbassarne il valore. Le azioni in cui nessuno crede davvero, ma che conservano valore, sono le mele Delicious del mondo finanziario.

G.A.Akerlof, Robert J.Shiller, Spiriti Animali, Rizzoli

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Akerlof Borsa Keynes Risparmio e investimenti Shiller

Beauty contest

Star of the Year 2007 10
Nel suo libro del 1936 Keynes paragonava l’equilibrio del mercato azionario a quello di una nota competizione dell’epoca, promossa da un quotidiano. Ai partecipanti si chiedeva di di scegliere i sei volti più belli fra cento fotografie: il premio andava al concorrente le cui scelte si avvicinavano di più alla preferenza media di tutti i concorrenti di un gruppo.

Naturalmente, per vincere un concorso come questo non bisogna scegliere i volti che si ritengono più belli, ma i volti che secondo noi gli altri riterranno più belli. (..) Investire in titoli azionari funziona nello stesso modo: come nel concorso di bellezza, nel breve periodo non si vince scegliendo l’azienda che ha più probabilità di riuscire nel lungo periodo, ma scegliendo l’azienda che che più probabilità di avere alto valore di mercato nel breve periodo.

G.A.Akerlof, Robert J.Shiller, Spiriti Animali, Rizzoli

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Akerlof Disoccupazione Shiller USA

Se (cala il Pil)

Se la teoria del tasso naturale è corretta, implica gravi conseguenze per la politica monetaria. Se è corretta, abbiamo poco da perdere ponendoci obiettivi di inflazione molto bassi. Con un target di inflazione pari a zero, la stabilità a lungo termine si può ottenere senza conseguenze negative permanenti. In media, in un lungo arco di tempo la disoccupazione non influenzata dalla scelta del target di inflazione.

Se invece la teoria del tasso naturale non è corretta, ed esiste una relazione inversa nel lungo periodo tra inflazione e disoccupazione, allora un target di inflazione pari a zero è una cattiva politica economica. L’aumento dell’1,5% calcolato nel tasso di disoccupazione farebbe una grande differenza. In temrini umani, per gli Stati Uniti un aumento del genere renderebbe disoccupate 2,3 milioni di persone: più di tutti gli abitanti -uomini, donne e bambini- delle città di Boston, Detroit e San Francisco messe insieme. Farebbe calare il Pil di oltre 400 miliardi di dollari all’anno.

G.A.Akerlof, Robert J.Shiller, Spiriti Animali, Rizzoli

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Felicità Lavoro

Telelavoro

Il nido è offerto culturalmente e politicamente come la salvezza, la sicurezza, la modernità e soprattutto come garanzia della non diminuita produttività di una madre, camuffata anche da realizzazione personale. Come nella Germania dell’est pre 1989: fitta rete di asili nido aperti dodici ore al giorno e anche il sabato, se serve, così la signora lavoratrice con figlio di tre mesi può fare programmi di formazione nel fine settimana.

Quella non era democrazia, ma questo, secondo Paola Liberace, giornalista e manager, mamma con bimbo al nido e blogger ( “Calamity Jane”), autrice di “Contro gli asili nido” (Rubbettino), è pensiero unico: fare i figli e mollarli in fasce per chiuderci dieci ore in ufficio e dimostrare quanto siamo libere e disponibili e capaci e disinvolte. Non ci sono alternative, non mancano tanto gli asili nido quanto la libertà di scelta: telelavoro, part time, job sharing, banca del tempo, cose fattibili ma culturalmente lontane.
Siamo sommersi di blackberry, iPhone, computer, modem, chat, webcam, qualunque tipo di nuova geniale stronzata: possibile che dobbiamo ancora andare in ufficio come il ragionier Fantozzi, incolonnate nel traffico dopo aver svegliato all’alba il bambino per depositarlo al nido, raffreddato, pieno di catarro e incapace di spiegarci che la socializzazione a sette mesi non gli interessa, che lui vuole stare in casa a rotolarsi, che vuole la mamma?

Annalena Benini Il Foglio, 24 settembre 2009

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Banche Giulio Tremonti

Adelante Pedro, con juicio.

Francesco Giavazzi, in un duro e lucido editoriale sul Corriere di oggi “Troppa cautela verso le banche”, nel deprecare l’eccesso di cautela verso le banche, sottolinea, al pari di altri commentatori, lo spostamento del baricentro delle decisioni mondiali, verso un equilibrio che vede la progressiva diminuzione del peso dell’Europa e in essa, fatalmente, dell’Italia. Giavazzi ha buon gioco, ed è difficile dargli torto, anche nel sottolineare che l’Italia ha smarrito un’occasione, quella di emergere alla ribalta internazionale, dal momento che dei Legal Standards di cui ha parlato il Ministro Tremonti non viene fatta menzione nel documento finale del G20.
L’editoriale di Giavazzi, che brilla per sintesi ed efficacia, dovrebbe essere fatto studiare per comprendere di che si parli quando, a lezione, viene trattato l’argomento del trade off fra efficienza e stabilità. E che cosa significhi, vivaddio, l’espressione “vigilanza prudenziale”. Di quanto il professore bocconiano evidenzia due cose vanno ricordate.
La paradossale soluzione alla questione dei maxi bonus, non aboliti ma temperati da regole tipiche degli hedge fund (i quali, sarà un caso, ma dalla crisi sono usciti bene: forse perché legano le retribuzioni ai risultati di medio periodo?) è sicuramente importante, perché evita di introdurre regole di Stato e, al contempo, può essere efficace per contrastare gli eccessi del recente passato.
L’altro punto riguarda la “negoziazione di titoli non governativi e di altri strumenti finanziari”, sottratta, per il lobbying delle grandi banche, all’ipotesi di piattaforme pubbliche e, perciò stesso vigilate. Ciò che farebbe aumentare la trasparenza e diminuire la possibilità di extra-profitti. Tuttavia è evidente che la sottolineatura di Giavazzi, se da un lato pone in evidenza come il problema non siano i requisiti di capitale per il rischio di credito –Basilea 2, in verità, è da rifondare alla radice sui criteri di calcolo e di copertura dei rischi di mercato-, dall’altro rimette in discussione il principio della Mifid, del cui fallimento, peraltro, si è già parlato. Ovvero che moltiplicare le piattaforme di negoziazione, abolendo il principio della contrattazione accentrata, serva all’interesse dei risparmiatori perché riduce i costi: a quanto dice Giavazzi, i costi li moltiplica. Senza benefici, se non per le banche che, notoriamente, tali piattaforme gestiscono.

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Lavoro USA

Compiere il proprio lavoro

“E’ un poliziotto lei?” disse.
“Ci puoi giurare!” disse il vice. “Lasciami solo tirar fuori questa dannata pistola…”.
“Bene” disse l’altro. “Lì c’è la vostra barca, e qui c’è la donna. Ma quel bastardo sopra la casa colonica non son riuscito a trovarlo”.

William Faulkner, Le palme selvagge, Adelphi

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Banche Imprese Vigilanza bancaria

Credito difficile: invito a cena con delitto?

Sir Alfred Hitchcock
Sir Alfred Hitchcock

Il Presidente degli industriali di Brescia, Giancarlo Dellera, nel corso di una conferenza stampa, tenutasi il 25 settembre 2009, ha richiesto maggiore impegno da parte di tutte le istituzioni, e maggiore pragmatismo. “Magari sospendendo Basilea 2 per 18 mesi, per allentare i livelli patrimoniali delle banche e riservare i benefici alle piccole e medie imprese”.

Ora, a parte la consueta dimenticanza circa il trattamento che Basilea 2, almeno in linea teorica, riserva alle Pmi (più favorevole, mediante inclusione nell’esposizione retail, ponderazione ai fini dei coefficienti solo al 75% etc…), vi sono due questioni sulle quali sarebbe interessante poter lavorare, prima ancora che dal punto di vista tecnico, da quello culturale, magari comprendendo meglio attraverso qualche ricerca empirica, sul campo.

Il primo punto riguarda l’allentamento dei requisiti patrimoniali. Stiamo parlando di un sistema bancario, quello italiano, che se certamente è stato meno intaccato di altri dalla crisi, tuttavia ha intrinseche debolezze patrimoniali, proprio nel Core Tier o Tier 1, e specificamente nelle grandi banche. Siamo certi che l’allentamento dei vincoli non comporterebbe nuovi e più pesanti rischi e che non sarebbe opportuno, al contrario, chiedere il rafforzamento del patrimonio incentivando in altro modo l’erogazione del credito alle Pmi?

Quanto al secondo punto in discussione, riguarda l’effettiva applicazione degli accordi sulla moratoria per il credito. Dellera invoca il Giappone, che ha stanziato cifre elevatissime per il credito alle Pmi, fissando parametri molto rigidi, fra i quali il legame con il territorio -certamente importante- e la capacità di dimostrare di essere tornati in attivo dopo 3 anni. Se tale ultimo requisito riguarda il futuro, non è molto diverso dal contenuto di quanto dovrà essere accertato dalla due diligence prevista dall’accordo Abi, Confindustria e Governo: forse Dellera ritiene che i 16 miliardi di euro stanziati dal Governo nipponico siano più adeguati di quelli messi sul piatto dal nostro Governo. Ad ogni buon conto, ci si continua a dimenticare di una cosa, in questa instancabile, ma a volte ripetitiva attività di lobbying: che le banche spesso ti invitano a cena, dicendo che c’è da mangiare per tutti e, soprattutto, che i prezzi del menu sono cambiati. E lo ripetono, lo scrivono, rassicurano tutti i potenziali commensali. Ma poi, quando è ora di cena, il ristorante è chiuso. Non potendo entrare, come si potrà cenare? Ecco, un invito a cena che non può essere accolto, questo dovrebbe essere rimesso al centro del dibattito. Perché non tutti i ristoranti sono chiusi e, soprattutto, non tutti i ristoranti sono uguali.

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Liberté, egalité, fraternité: mais pas dans l’economie…

La rivoluzione Francese proclamò l’uguaglianza, la fraternità, la libertà.
Ma essendole sfuggita quella trasformazione sociale che le imponeva la proclamata fratellanza, non seppe condurre né a vera libertà, né a vera uguaglianza.

Adriano Olivetti