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Ricerca scientifica e positivismo

Godfrey Kneller, Sir Isaac Newton
Godfrey Kneller, Sir Isaac Newton

Il Calculus Newton lo tenne segreto perché lo usava in alchimia; usò il termine “gravità” per evitare quello “occulto” di “attrazione”, dal momento che sia l’alchimia, sia la teologia biblica ebbero un ruolo nella scoperta della gravità. “I suoi esperimenti” afferma Keynes che avrebbe potuto dirlo di se stesso “erano sempre un mezzo, non una scoperta, ma sempre una verifica di quel che già sapeva”.

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Banche Fabbisogno finanziario d'impresa Imprese Indebitamento delle imprese PMI

Storie di (marginale) passione.

Così le intitola Il Sole 24Ore di oggi, con un breve e triste riassunto di lettere inviate da piccoli imprenditori, che lamentano molte cose. L’assenza dello Stato, i problemi nei pagamenti, il credit crunch, i tassi troppo alti, l’aver dovuto immettere capitali in azienda ed il fatto di essere costretti, loro, a fare da banca ai loro stessi clienti.

Le storie sono tristi, difficile non condividere la tristezza e la rabbia di coloro che le hanno narrate.

Ho avuto recentemente l’opportunità di re-incontrare un’azienda che avevo visitato qualche anno fa, attiva nel settore del mobile artistico, con un unico cliente e molti problemi. Il primo dei quali è, appunto, il cliente che non paga e le banche che non intendono, di conseguenza, anticipare crediti a troppo lunga scadenza.

Ho spesso pensato che sia un peccato che, in Italia, non esista una legge come quella che, in Francia, prevede che la sola firma sulla bolla d’accompagnamento, per ricevuta della merce, basti a configurare un’obbligazione cambiaria in capo all’acquirente, nei confronti del quale, ove risultasse moroso, sarà molto più agevole eseguire atti, precetti e decreti ingiuntivi, esigendo il pagamento in fretta e con mezzi adeguati. Così come ho sempre pensato che sia stato un errore posticipare (si badi bene, con il beneplacito e l’attivo consenso delle associazioni di categoria) l’entrata in vigore di quella disposizione di Basilea 2 che prevede che un debitore che non paga entro 180 giorni debba essere considerato a sofferenza e come tale segnalato dal sistema.

Eppure…eppure spesso chi si lamenta dei tardivi pagamenti è lui, per primo, a pagare in ritardo: e se la disposizione cartolare che si applica Oltralpe si applicasse anche in Italia, temo che si leggerebbe di una normativa che penalizza i debitori e non tiene conto della crisi.

Quell’impresa, il mobilificio, si lamenta anch’essa. E, a sua volta, ha dovuto ritardare i pagamenti di tasse e contributi. Difficile non portare loro solidarietà, vicinanza, affetto, difficile non volerli aiutare nel loro dialogo con le banche, cercando di fare quadrare i conti.

Difficile, ma c’è un ma: quell’impresa, analizzata non superficialmente, rivela problemi comuni a tante altre Pmi italiane. Non solo l’assenza di capitalizzazione, ma addirittura la capitalizzazione negativa, per i prelievi che hanno intaccato il patrimonio, che si presenta ora con un segno meno. E non perché l’imprenditore ed i suoi familiari abbiano ecceduto in consumi al di sopra delle loro possibilità: no, hanno semplicemente vissuto.

Il vero problema è che l’impresa, come tante in Italia, è marginale. Eroicamente, poeticamente, familiarmente, marginale: una storia come tante di subfornitura, dove il cliente tiene per il collo il fornitore. Si può lavorare con margini e fatturati modesti, non è impensabile.

E chi ha margini modesti non può giocare con la finanza, non può erodere il risultato operativo con gli oneri finanziari. Non dovrebbe essere possibile che la banca finanzi, con un anno di anticipo, tutto il lavoro dell’anno successivo, ammettendo che tutto vada bene. Non dovrebbe essere possibile, ma accade. Così non si può mai scendere dalla giostra, nemmeno se c’è una crisi, “la crisi” per definizione.

Ma la crisi, per imprese come queste, è come una nuova malattia, grave, che attacca un organismo debilitato: è difficile resistere senza capitali. Al contrario, per esempio, quella stessa impresa familiare, che non ha scialato, che non ha sprecato, che non ha fatto nulla di strano o di eccessivo, se volesse chiudere in questo momento dovrebbe mettere nel conto non solo di ricorrere ai risparmi di una vita, ma di doverli integrare, non si sa bene con cosa (o forse sì: vendendo i beni personali).

A volte, certo non eroicamente, ma realisticamente, ci si dovrebbe chiedere se ne vale la pena lavorare in questo modo. Tutti, non solo l’imprenditore. Anche le banche i professionisti, le associazioni. Tutti coloro che sono coinvolti, prima e dopo.

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Banche Lavorare in banca Lavoro

Lavorare in banca

pianista

Ascoltato da un banchiere parigino.

“Non dite a mia madre che lavoro in banca, lei sa che faccio il pianista in un bordello!”

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calcio minore

Abbiamo già dato

Di nuovo Gian Luigi Paracchini per un Milan raccapricciante (anche loro in bianco e nero, peraltro).

Noi abbiamo già dato, grazie.

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Felicità

Felicità

«Ero felice del fatto di essere rimasta lì col presidente e che lui si era interessato alla mia persona, ha detto che mandava due persona a Bari sul mio cantiere. Era solo un aiuto che voleva darmi per rendere più veloce la pratica e mi rendeva felice». Patrizia D’Addario racconta così ad «Annozero» il giorno dopo del suo incontro a Palazzo Grazioli con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Il presidente era molto affettuoso e molto gentile, non voglio entrare in merito alle cose della notte, si è interessato alla mia persona e la mia felicità era legata al fatto che lui era molto attento al mio progetto. Il giorno dopo mi ha chiamato ed ero felice.»