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Il re è nudo

Rinascita? Questa era una partita da vincere. Erano in dieci (erano anche l’ultima in classifica NdR).

Bisogna essere umili e capirlo.

Alessandro Nesta

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Mal di budget

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E’ il titolo della rubrica che, tutti i sabati, sul supplemento 24Ore Plus, tratta dei problemi di lavoro dei bancari, stretti fra la necessità di portare a casa, appunto, il budget, ed il significato, anche etico, del loro lavoro.

Nessuno che si chieda perché debba esistere una rubrica dedicata ai bancari e non una, per esempio, destinata ai minatori o ai dipendenti delle poste. Perché, sul principale quotidiano economico italiano, si parla del lavoro dei bancari in termini, appunto, di “mal di budget” e la stessa cosa non ha la dignità di divenire una rubrica per i medici, gli insegnanti, per coloro che lavorano in una multinazionale? Eppure anch’essi fanno i conti con il budget.

Farei due riflessioni. La prima riguardante il lavoro bancario in sé, l’altra il significato del lavoro in generale.

Il lavoro bancario è un lavoro di servizi, mette a disposizione del cliente qualcosa di immateriale, si serve essenzialmente, tuttora e nonostante tutto, di persone. Questo qualcosa di immateriale, tuttavia, è fortissimamente connesso all’entità denaro, non appena perché viene svolto dietro corrispettivo, ma perché fa del denaro stesso un bene da accrescere, conservare, mantenere. E tutelare, anzitutto custodendolo. Difficile immaginare che tutto questo non si ripercuota in maniera dettagliata in prassi, regole, modi di fare, anche formali. Non c’è la soddisfazione di fare un lavoro fatto bene, non si vede uscire dalla sartoria un bel vestito o dalla cucina un piatto cucinato a dovere: spesso il lavoro è fatto bene se, in qualche modo, non ha generato soddisfazione anche nel cliente, ma a suo dispetto (lo schema both win o win win in banca non è molto in voga). E gli utili della banca, la creazione di valore per l’azionista, sono un’eccellente motivazione di molti comportamenti moralmente riprovevoli degli ultimi anni.

L’altra riflessione riguarda chiunque faccia un lavoro, non necessariamente bancario. Perché se è vero che vi sono ambiti nei quali lavorare può essere più emozionante o divertente, più coinvolgente e più appassionante, il significato che ognuno di noi attribuisce alle 8-10 ore che trascorre lavorando sono un problema eminentemente personale, che nessuno può risolvere al nostro posto. Finché il lavoro resterà, come è per molti, un male necessario, 8 o 10 ore da far trascorrere in fretta, perché la vita è altrove, perché il divertimento ed il senso e ciò che si vuole è altrove, il budget non sarà altro che l’ennesimo sistema per responsabilizzare qualcuno che, al contrario, non solo non ha nessuna voglia di essere responsabilizzato, ma considera il tempo del lavoro un tempo passato come schiavo, mentre quello al di fuori è tempo liberato, vita vera.

Minatori o bancari, il problema del significato è solo personale: il budget è solo uno strumento -è irrealistico pensare che lavorare in perdita rappresenti un valore-, come sempre la questione riguarda tutti quelli che lo usano. Da Alessandro Profumo e Corrado Passera in giù.

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Luca Cordero di Montezemolo
Luca Cordero di Montezemolo

La sua storia personale ci dimostra che lui accetta volentieri nuovi incarichi. Ma è restio a cedere quelli vecchi.

Bruno Manghi, a proposito di LCdM