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Imprese che resistono: storie italiane dalla crisi.

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In una lettera al Direttore, apparsa sul Corriere della Sera di domenica 11 ottobre, il Sig.Davide Galli, imprenditore della provincia di Varese, individua alcuni spunti di dibattito interessanti, a partire dai quali sarebbe utile e proficuo ragionare, non solo per i pubblici poteri, ovviamente chiamati in causa, ma anche per le banche e per le stesse imprese. Tralascio, di proposito, la questione del rapporto banca-impresa, per riprenderla per ultima, anche se Galli, ne parla subito, all’inizio, affermando: “(..) non ci si venga a raccontare che l’accesso al credito è facile.”

Galli parla anzitutto dei Confidi e del ruolo che potrebbe avere, per rafforzarne patrimonialmente l’operatività, la scelta di dirottare l’importo dei Tremonti-bond rimasti inoptati a loro favore. E’ una buona idea che tuttavia dimentica, almeno a mio avviso, che i Tremonti-bond sono strumenti ibridi di rafforzamento del capitale, ovvero costosi per chi li sottoscrive. Occorrerebbe modificarne radicalmente la natura (da titoli di credito per il tesoro, a versamenti a fondo perduto per rafforzare il capitale dei Confidi), ma questo avrebbe ripercussioni sulla spesa pubblica non propriamente commendevoli. Lasciandoli così come sono, ovvero strumenti di debito remunerati a tassi più alti di quelli di mercato, pochissimi Confidi sarebbero in grado di sottoscriverli.

Nella lettera si affronta il discorso fiscale, che anche Emma Marcegaglia ha, quasi contestualmente, richiamato, rammentando che le imposte e le tasse sul lavoro e sull’impresa sono troppo alte. Quanto a chi scrive, una delle più grandi delusioni che questo Governo rappresenta è certamente il mancato intervento in tema di detassazione, riduzione dell’imposizione fiscale, liberalizzazioni.

Il Sig.Galli, infine, dice due cose fondamentali, che sarebbe opportuno ricordare anche per il dopo, per quando, cioè, dalla crisi si sarà usciti e si dovranno individuare i partners per lo sviluppo. Egli afferma, testualmente, di essere “(..) riuscito a sopravvivere in questo periodo anche grazie ad Artigianfidi Varese, che ha fatto da tramite con gli istituti di credito, ed alla sensibilità di alcune filiali locali che ancora oggi cercano di dialogare con i clienti. Ma la morsa del credito si sente. In questo momento, però, voglio premiare quelle banche che dal territorio non si sono mai allontanate. Quelle territoriali per storia e quelle territoriali per vocazione che hanno deciso che la moral suasion, da sola, non serve a nulla.”

E, ancora più importante, la volontà di impedire licenziamenti anche mettendo mano al capitale, secondo una tradizione tipicamente lombarda, come assicura il sig.Galli.

Piace, di questo intervento, la consapevolezza e l’atteggiamento di chi, dentro di se, sa già che non vuole chiudere, prima di tutto personalmente, nel proprio cuore. Un atteggiamento ed una consapevolezza che si esprimono in scelte chiare, quelle di ricapitalizzare, quelle di non considerare le banche un unica entità indistinta ma soggetti diversi, che interpretano diversamente il loro ruolo. Se l’atteggiamento del sig.Galli sarà anche quello di tanti suoi colleghi, il nostro Paese uscirà dalla crisi non solo prima, ma anche meglio degli altri.

Solo un’osservazione finale, sul punto che, in realtà, è stato toccato per primo. L’accesso al credito, ritenuto “non facile”.

Il credito facile, indirizzato verso impieghi speculativi, ha generato la crisi, nei modi e nei tempi che sappiamo. Non è un problema che riguardi le imprese, specie se Pmi, ma  è bene ricordarlo. Ciò che andrebbe sottolineato è che il credito non potrebbe e non dovrebbe mai essere facile, perché compito del sistema bancario, in un’economia di mercato sana, è consentire la migliore allocazione delle risorse e questo obiettivo può essere conseguito solo attraverso uno scrutinio del merito di credito che sia serio e severo. Le banche locali, quelle che più di tutte hanno aiutato l’impresa del sig.Galli, non sono banche che regalano denari: e tutte le banche, piccole o grandi, hanno una responsabilità enorme, davvero di rilievo sociale, nei confronti di tutti i risparmiatori che portano loro denari. Bisogna aiutare le banche a capire fino in fondo in quali condizioni lavora l’impresa. Duole dirlo, ma su questo punto il sistema imprenditoriale italiano ha ancora molta strada da fare, dal punto di vista della trasparenza, della consapevolezza, della capacità di distinguere i partners bancari dai fornitori di soldi. Ma come la storia della Scuola d’Impresa cui abbiamo partecipato quest’anno insegna, se ci sono molti imprenditori come il sig.Galli, possiamo volgerci al futuro e lavorare per esso con molta più fiducia.


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Akerlof Banche Fiat

Nepotismo: i vizi dei padri tramandati ai nipoti.

John_Elkann

Il Corriere della Sera di oggi riporta in un servizio che John Elkann ha annunciato che “Fideuram è un’opportunità ed il risparmio gestito ci interessa.”

Il Gruppo Fiat, inoltre, a detta dell’erede dell’Avvocato, ha sempre diversificato e dunque l’attenzione di Exor verso Fideuram è presto spiegata.

A prescindere da cose che il pur giovane John non può ignorare, quali per esempio le molte vicende di diversificazioni andate male e, non ultime, le attenzioni del tutto fuori luogo che il Gruppo rivolgeva al di fuori dell’industria, vedi caso verso le banche, proprio alla vigilia di una delle periodiche e cicliche crisi attraversate, a prescindere da tutto questo, dicevamo: ma gli incentivi all’auto, che portano più di un commentatore a parlare di “auto di Stato”, che da sempre ogni italiano pro-quota paga per sostenere l’industria di Torino, ecco, quegli incentivi lì, non dovrebbero servire a rafforzare il settore auto con il suo indotto occupazionale etc etc…? E quanto alle nuove acquisizioni, la storia dovrebbe avere insegnato che distrarsi dal core-business non è mai stato premiante. Oppure anche in questo caso, come per le banche, si può parlare di moral hazard, o comportamento opportunistico, ma nessuno lo dice perché quello che va bene per la Fiat va bene anche per il Paese?

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Banca d'Italia Banche Mario Draghi

Questioni irrisolte

Non si tratta di misteri come quelli delle stragi, né c’entrano i servizi segreti deviati o la Loggia P2, che fino a qualche tempo fa erano colpevoli di ogni abominio italico. No, si tratta di una questione ben più recente, che il blog economico del Foglio, 2 + 2 riferisce al riguardo di un presunto contrasto, all’interno della Banca d’Italia, sull’effettuare o meno un richiamo al sistema bancario, perché non si verifichino più casi Risanamento (e magari anche Tassara, Burani etc…). Il blog si chiede chi, all’interno dell’Istituto, sarebbe sull’una o sull’altra posizione.

Lo scoop del Foglio è certamente interessante ed eccezionale, vista la tradizionale riservatezza ed il riserbo che accompagnano il lavoro di Bankitalia. Ma pretendere che, dopo aver lasciato en plein air un appunto di così grande spessore, poi si venga anche a dire chi è stato a scriverlo, questo forse è un po’ troppo. Non lo è per tutti coloro cui stanno a cuore le relazioni banca-impresa in Italia e che sono preoccupati per l’interpretazione, sempre più avulsa dalla realtà, che le banche danno della loro missione e della loro ragione d’essere. Confidiamo che sia il Governatore colui che, delle due, ha assunto la posizione più dura: e più seria.