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Tre dubbiozzi, sulla Banca del Sud (da Il Foglio di oggi).

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“Intensità creditizia” e sofferenze bancarie

Nel corso di un’audizione presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato il presidente dell’ABI, Corrado Faissola, ha negato l’esistenza del fenomeno del credit crunch, termine del quale, egli ha affermato “è stato fatto un uso assai improprio ed approssimativo”. Faissola, inoltre, nel riportare il parere dell’Associazione delle banche italiane, ha anche affermato che, al contrario di quanto paventato con la continua evocazione del termine credit crunch, l’intensità creditizia (sic), ovvero il credito per unità di prodotto, è cresciuta nel corso della prima parte del 2009, pur avendo rallentato la propria velocità rispetto al passato. Faissola, in sostanza, ribadisce ciò che tutte le principali banche italiane hanno sostenuto con vigore da almeno un anno in qua, ovvero che non sono le banche a non erogare più affidamenti, ma è il sistema delle imprese a farne una minore richiesta. I dati citati dal presidente dell’ABI mostrano una crescita del credito al settore privato del 2,3%: senza approfondire ulteriormente le evidenze statistiche portate da Faissola, sarebbe tuttavia interessante verificare, attraverso i dati della Centrale dei Rischi, la reale crescita –o la più probabile riduzione- dei crediti alle imprese di piccola e media dimensione, già con il segno meno a dicembre 2008 rispetto allo stesso periodo del 2007.

Faissola, inoltre, ha posto l’accento con allarme sulla crescita delle sofferenze, innalzatesi velocemente fino al livello al 2,94% sugli impieghi a fine agosto 2009 rispetto all’anno precedente. Una prima annotazione, sul punto, conduce a rammentare i tempi, non proprio bancariamente felici –salvo che per l’età più giovane- durante i quali le sofferenze erano pari ad oltre il doppio e, ciononostante, le banche non parevano, e non erano, preoccupate. Non si tratta di un peggioramento indotto dalla crisi, come potrebbe apparire ad un commentatore superficiale, bensì di una ridotta capacità delle banche, con gli attuali spread, di sopportare nei propri bilanci il peso delle perdite su crediti. Senza dimenticare che, nei tempi di cui si sta parlando, il sistema bancario era ancora, per la maggior parte, in mano pubblica, con evidenti riflessi in termini di minore efficienza e di costi posti, impropriamente, a carico dello Stato.

Last but not least, Faissola ha testualmente affermato che il credito al Sud “è difficilissimo farlo.” Le sofferenze, come si è già evidenziato in questo blog ieri, sono molto più elevate ed il merito di credito “sfuggente”. Sembra dunque una pillola avvelenata –o un’auto-felicitazione per lo scampato pericolo- quella dell’augurio che l’ABI rivolge alla Banca per il Sud voluta da Tremonti. E’ evidente, tuttavia, che il problema del credito alle imprese del Mezzogiorno non possa essere risolto con un elegante gioco di scarico delle responsabilità. I tempi per il varo della Banca del Sud, del resto, non paiono realisticamente, ravvicinati.

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Due possibilità.

Per poter insultare tifosi e giornalisti dopo una  partita di calcio in cui si è fatto schifo, si danno due, e soltanto, due possibilità.

O sei un fuori di testa vero, impresentabilmente sovrappeso, che però una volta è stato anche il più formidabile giocatore di calcio di tutti i tempi. E allora ti può essere perdonata qualsiasi infrazione, in nome del bel gioco che fu e della sublime scorrettezza politica della panza che è.
Oppure sei uno stratosferico genio della comunicazione, bello come un attore d’essai, poliglotta e filosofo, un seduttore che spande attorno una nuvola di puro fascino come se fosse antipatia. Insomma José Mourinho.
Altrimenti, anche se sei un allenatore vincente, sei solo arrogante e villano. Tendenza cacicco di Viareggio. Insomma Marcello Lippi.

Maurizio Crippa