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Banche Crisi finanziaria

Meglio cambiare gli IAS che ricapitalizzare.

iasc

La lobby bancaria sta facendo pressioni sullo IASB (International accounting standard boards), perché riveda il principio contabile che consentiva il de-consolidamento delle sofferenze (parola soave per ripulitura dai bilanci: i giornalisti economici dovrebbero evitare di usare il gergo delle lobbies che giustamente criticano). In altre parole, le banche gradirebbero che venisse accordata loro nuovamente l’agevolazione contabile che, in passato, consentiva loro di cartolarizzare i crediti in sofferenza, pur ricomprandosi tutto o quasi il rischio. A parte che tutto questo ricorda vagamente la definizione dei farisei-banchieri come “sepolcri imbiancati” -le sofferenze, che sono in frutto di operazioni azzardate e sbagliate sarebbero fatte sparire con una magia contabile imbellettando bilanci pieni, nella realtà, di problemi- Alessandro Graziani e Morya Longo, in un bell’articolo sul Sole 24 Ore di ieri mettono in evidenza che, chiuse le possibilità di cartolarizzare, rimane solo quella di trovare un acquirente che, a saldo e stralcio, compri i crediti in questione. Ma la crisi li ha fatti sparire, dicono giustamente i due commentatori. E allora? Forse, anziché sperare, come fa la lobby bancaria, che si riapra un mercato “bloccato da anni”, sarebbe meglio guardare in faccia la realtà e dire l’unica cosa che serve: le sofferenze in bilancio si fronteggiano solo con il capitale.

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Banche Crisi finanziaria USA

Black thursday

1929

La storia della crisi del ’29 per me è stata lo stimolo per decidere definitivamente a quale facoltà universitaria iscrivermi, cosa studiare per fare che cosa da grande.

Ricordarla oggi, a 80 anni esatti dal giorno in cui il New York Stock Exchange crollò -il 28 ottobre il crollo sarebbe divenuto definitivo- non è erudizione storiografica. Serve solo a ricordare, con una foto (e qualche riferimento letterario: Faulkner, Dos Passos, Steinbeck) cosa significa fare fallire le banche e fare crollare la Borsa per brama di una giustizia che dissolverebbe, tutto e tutti, nella polvere.