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Too big to risk?

A_Profumo

Troppo grande per rischiare? Viene da chiederselo, dopo aver letto i resoconti dell’intervento dell’Amministratore Delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, alla Camera di Commercio Italiana per la Svizzera. Profumo, nel suo intervento, ha difeso la grande dimensione raggiunta dall’Istituto da lui guidato, affermando che le recenti prese di posizione circa i rischi connessi alla troppo grande dimensione sono evitabili in un solo modo: con il capitale. Come titola Il Sole 24 Ore, “Contano i ratio”.

Parole sante. E le verità, da chiunque siano pronunciate, vanno fatte proprie con realismo ed umiltà.

Riesce solo difficile pensare che si possa essere disinvolti e sereni nell’affermare così perentoriamente le corrette e prudenti linee guida della gestione bancaria, guidando un Istituto le cui difficoltà sono nate proprio dall’eccesso di rischi assunti in funzione della dimensione -l’espansione internazionale- e di alcune scelte di portafoglio non proprio commendevoli -Bernie Maddoff, per esempio, fra le più eclatanti-. A tacer della prassi, nota e non sufficientemente resa pubblica, con la quale Unicredit ha concluso contratti derivati con Pmi che alla fine, proprio per l’onerosità degli stessi, si sono trovate con il cappio al collo di interessi –de facto– usurarii.

Infine, affermare che certe banche sono too big to risk significa solo rammentare che, come l’autore di questo blog non si stanca di ripetere, Basilea 2, ha ucciso -omicidio preterintenzionale, secondo il codice penale italiano- la capacità delle banche di gestire il rischio nei confronti delle imprese. Per la semplice ragione che, per risparmiare capitale, le ha incentivate a non assumerli per niente: perché il rischio di credito è quello più costoso, quello che richiede più investimenti in capitale umano, quello che nell’immediato fa crescere i costi operativi. Meglio, allora, non rischiare.