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La cultura del cambiamento e le regole: cosa (non) ha insegnato la crisi.

Massimo Mucchetti, in un editoriale di grande spessore sul Corriere on-line di oggi, stigmatizza la “finanza che non cambia”. Che macina profitti come prima e come se niente fosse, che vede infastidita l’ipotesi di una regolazione più stringente invocata dalla FSA inglese, che mette all’angolo i produttori e l’economia reale.

E invoca, in finale, almeno una regolamentazione più stringente, il ritorno del Glass-Steagall Act, in generale qualcosa che, almeno a livello normativo, possa evitare che cassandre come Nouriel Roubini abbiano, in ultimo, ragione.

Probabilmente è vero. Probabilmente ha ragione Mucchetti, ha ragione il Gran Borghese Guido Rossi, hanno ragione quelli della FSA. Ma ci sarebbe da fare un lavoro sottotraccia, più importante di mille regole e di nuova legislazione. E’ il lavoro, che solo può portare al cambiamento, sulla cultura e sulla mentalità, è un lavoro di educazione. Che parte dalle scuole e non finisce nell’università: perchè poi diventa il lavoro della vita.

Di johnmaynard

Associate professor of economics of financial intermediaries and stock exchange markets in Urbino University, Faculty of Economics
twitter@profBerti

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