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Ripresa

Dracula, Dracula, Dra.

Dracula, Dracula, Dra.

Christopher Lee, il più famoso Dracula del cinema.

Che la Vampironomics (sic) salvasse “libri e film“, come afferma Il Sole 24 Ore, non stupisce più di tanto. Non è infrequente in Occidente imbattersi in fenomeni, peraltro saggiamente enfatizzati alla vigilia delle feste natalizie, tali da riscuotere un successo che si estende anche nell’indotto, ovvero libri, giocattoli, gadget etc..: quando uscì Jurassic Park un viaggio a Londra fu, di necessità virtù, una puntata da Harrods per fare bella figura rispetto alle richieste dei miei figli. Insomma nulla di strano, se non fosse per il titolo del Sole che mi ha colpito, ovvero la salvezza, commerciale si intende, di libri e film riposta, come recita il famoso cha-cha-cha  su colui che “coi lunghi affilati canini fa spaventare i bambini, le mamme, le nonne e i papà”.

In giro per la mia città di residenza anagrafica, Rimini, capoluogo di provincia, 200mila abitanti d’inverno, insomma, non proprio un paesello, mi imbatto però in una realtà ben più sconsolante. In centro è rimasta una libreria, peraltro molto bella ed in un posto bellissimo,  centrale: e non c’è più l’unico negozio di dischi dove, per esempio, mi sarei recato anche oggi. E se i locali del centro sono stati “vampirizzati” da altro, presto arriveranno anche qua, insieme all’addobbo natalizio, Dracula e soci a vampirizzare i consumi. E Il Sole 24 Ore, nella classifica del benessere di fine anno dimostrerà che a Rimini siamo primi per palestre e, come al solito, ultimi per i libri. Consolante.

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Sud

Convenienza e gratificazione insieme.

Roberta Scagliarini, in un articolo sul Corriere della Sera on line, illustra la politica espansiva delle Cooperative in direzione del Mezzogiorno, proprio là dove le grandi catene estere (Carrefour, per esempio) hanno fallito.

L’articolo è denso di lodi per il colosso della Cooperazione, per il quale si parla, testualmente, di capacità di ottenere convenienza e gratificazione. La Scagliarini, purtroppo, omette di rammentare che i colossi della cooperazione rossa saranno, appunto, anche rossi, ma gli affari li sanno fare bene. Senza andare molto distanti, anzi, restando a Reggio Emilia, si potrebbe ricordare l’enorme plusvalenza ottenuta da Coopsette (colosso rosso dell’edilizia, con sede a Reggio Emilia) edificando il Centro Commerciale “Le Befane” di Rimini, ceduto in un batter d’occhio ad un fondo di private equity di matrice svizzera. Convenienza e gratificazione, insieme.

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Capitalismo Imprese Indebitamento delle imprese

Se Ferrero si mangia Cadbury (ovvero, il cioccolato non fa male, anzi).

La notizia che la Ferrero starebbe esaminando il dossier relativo all’acquisizione dello storico marchio britannico Cadbury è interessante, nel familistico capitalismo italiano senza capitali, per varie ragioni.

La prima è che si può essere, come amerebbe dire qualcuno, “global players” anche senza quotarsi in Borsa: e Ferrero, come Barilla, non lo è.

La seconda è che le imprese familiari non sono per questo meno capitalizzate: Nutella & c. hanno consentito alla famiglia di Alba di dividere utili ingentissimi negli anni e gli azionisti, d’altra parte, non si sono lasciati tentare da facili entusiasmi, mantenendo l’impresa fortemente capitalizzata ed una forte riserva di liquidità interna.

La terza è che l’advisor scelto da Ferrero è Mediobanca: ovvero la vera ed unica -ma anche la migliore, perché più forte e più seria- merchant bank italiana, solida al punto da vantare un core-tier 1 del 12%.

E infine, la quarta notizia è che si può crescere in maniera sana, mantenendo nel tempo l’equilibrio economico, finanziario e patrimoniale. Quando il fatturato non è vanità, l’utile è reale e la cassa regna sovrana.