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Banche

Eccesso di capitale ed idiozie (degli analisti).

Matteo Arpe, Presidente di Banca Profilo

Matteo Arpe, Presidente di Banca Profilo, ha illustrato il piano triennale della propria banca, individuando non solo target economico-finanziari molto interessanti ma, soprattutto, presentando un modello di business innovativo, finalizzato ad erogare servizi di private banking alle imprese. Matteo Arpe vanta un curriculum di tutto rispetto, anche se talune sue posizioni eccessivamente disinvolte in passato non sono esenti da critiche: ma l’essere stati scelti da Enrico Cuccia ed eliminati da Cesare Geronzi ne fa un uomo certamente non comune e di indiscutibile valore manageriale.
Le cifre snocciolate da Arpe sono interessanti. Ancor più lo è il livello del Core Tier 1, pari al 25%, superiore persino a quello di Mediobanca. Arpe ha dichiarato che tale livello sarà mantenuto elevato anche in futuro “perché crediamo che la forza patrimoniale sia un elemento distintivo che attrae e dà sicurezza”. Udito ciò, tutto quello che gli analisti (sarebbe interessante sapere quali, di quali banche: se in mezzo ad essi a fare domande idiote c’erano anche giornalisti e di quali testate) hanno saputo fare è stato, a più riprese, chiedere conto (sic) ad Arpe dell’eccesso di capitale nella nuova Profilo. La madre degli idioti è sempre incinta, ed i suoi figli scelgono spesso, come carriera, quella di analisti finanziari.

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Banche BCE Vigilanza bancaria

Shampoo.

Il Presidente della BCE, Jean Claude Trichet, dinanzi ad una platea di banchieri, ha rivolto  una pressante esortazione affinché le banche usino i denari che i Governi e le Autorità di Vigilanza hanno dato loro per fuoriuscire dalla crisi, non per pagare bonus e dividendi, ma per aiutare famiglie ed imprese.

Nei manuali definiremmo la salutare lavata di capo di Monsieur Trichet come moral suasion, ovvero come incitamento ad assumere una certa condotta sulla base dell’autorità, appunto morale, di colui che la rivolge.

Tuttavia, stando all’esperienza degli ultimi mesi, la moral suasion non basta e dunque non serve più: l’esperienza italiana delle commissioni prefettizie che dovevano vigilare sul credit crunch sta a testimoniarlo. Forse si potrebbe accordare alle banche la piena deducibilità delle perdite su crediti, incentivo peraltro “di giustizia”, dal momento che non è pensabile che sia equo trattare le perdite come se fossero ricavi. Sarebbe un incentivo interessante, rischierebbe di rimanere nell’ambito della moral suasion.

Ci sono però anche altri sistemi per vigilare sul dovere dei banchieri di erogare credito alle imprese. Chi ha avuto modo di esaminare i verbali ispettivi della Vigilanza della Banca d’Italia, sa che gli ispettori possono andare molto a fondo nelle loro osservazioni, spingendosi a valutare il merito, oltre che il metodo. E, d’altra parte, sulla base delle segnalazioni periodiche di Vigilanza effettuate alla Centrale dei Rischi, non dovrebbe essere improponibile pensare di verificare ammontare e destinatari dei nuovi crediti, rilevando quali banche facciano o no il proprio dovere. Peraltro è noto, o dovrebbe esserlo, che uno dei pilastri di Basilea 2 era rappresentato dall’esplicitazione delle politiche di rischio assunte da ogni banca. Ed anche qui non dovrebbe essere difficile ipotizzare che la Banca d’Italia richieda requisiti più stringenti, con periodicità per esempio mensile, di comunicazione.

Si tratta di volerlo.

Per le imprese, e per le famiglie, si tratta, invece, di scegliere, ora più che mai: ricordando che le banche non sono tutte uguali.