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Chiaroveggenza

Come afferma Eugene Fama, il massimo di efficienza informativa si concretizza nell’insider trading.

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Gli immobili si rivalutano sempre!

The Trump Hotel. Dubai

Si rivalutano talmente tanto che la notizia della pazzesca esposizione delle banche europee nel settore del real estate a Dubai ha fatto crollare le Borse di mezzo mondo. Con l’aggravante, se possibile, che la bolla immobiliare di Dubai non si riferisce a qualche appartamento in palazzine da 4 o 6 unità, riscaldamento autonomo, garage e giardino sul retro. Prima o poi questo tipo di immobili, anche in un mercato alterato e distorto come quello della Riviera di Rimini, trovano un compratore. La bolla di Dubai si riferisce ad appartamenti e realizzazioni di lusso, per immobili di ampia metratura, il cui mercato non è mai troppo liquido in tempi normali, figurarsi in questi tempi.

Più d’uno farebbe bene a riflettere sul fatto che gli immobili non sono esenti dall’illusione monetaria. E mentre un’azione, anche la più scalcinata, consente una exit way, magari in perdita, ma liquida, anche nei momenti peggiori, chi comprerà le faraoniche realizzazioni degli sceicchi?

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Banche UBS Unicredit

We don’t speak english

Standard & Poor’s ha esaminato i rating delle principali banche mondiali, valutandone la consistenza in base al capitale. Morya Longo, in un articolo sul Sol 24 Ore di martedì 24 novembre, riporta i risultati dell’indagine, evidenziando che HSBC Holdings è la banca più capitalizzata, seguita da Dexia, Ing Bank e Goldman Sachs. E’ nota la consistenza degli aiuti ricevuti dalle tre banche che seguono HSBC, mentre la prima della classe è tale solo con le sue forze. Il criterio utilizzato da S&P è quello del RAC, ovvero del risk adjusted capital, parametro non nuovo, in verità: nel corso di un viaggio di studi del sistema bancario inglese il sottoscritto, oltre dieci anni fa, ebbe modo di visionarne l’utilizzo nell’ambito delle analisi svolte dalla British Bankers Association. Il RAC misura l’adeguatezza del capitale ponderato per  rischi, tutti i rischi, con un criterio più severo di quello fissato da Basilea 2, ovvero diminuendo il peso sul patrimonio degli strumenti ibridi di capitalizzazione e tenendo conto anche dei rischi derivanti da attività di trading e portafoglio azionario. Le due principali banche italiane sono sotto la media, 6,8 per Intesa, 6,3 per Unicredit. E, fortunatamente, non parlano inglese.

 

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Banche Borsa

Mercati alternativi.

Il Mercato Alternativo del Capitale, MAC, non decolla. Parterre, la rubrica del Sole 24 Ore del 24 novembre, lamenta il disinteresse per la richiesta delle società che vorrebbero entrare -ed essere accompagnate dalle banche sponsor– ma non le trovano, né a livello nazionale, né a livello locale.

L’articolista si chiede “perché le banche non trovano gli investitori? Se è difficile, non potrebbero diventarlo esse stesse, magari sul mercato che hanno creato? L’impegno finanziario, pur modesto, sarebbe anche più coerente con l’obiettivo sempre dichiarato di voler supportare la crescita delle Pmi.” Domande un po’ ingenue, soprattutto ripensando all’esperienza del sistema finanziario italiano, storicamente e strutturalmente bancocentrico, orientato agli intermediari e non ai mercati. Un sistema nel quale gli intermediari non intendono, appunto, farsi disintermediare -a parte i non piccoli problemi di patrimonio libero disponibile per investire in pacchetti azionari di neo quotate in un mercato poco liquido come il MAC- difficilmente darà spazio ad una borsa per le Pmi. Che per ora è meglio razionare, salvo poi ricominciare a “tosare”, quando la ripresa si avvierà.

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Bolla immobiliare Crisi finanziaria

Bolle immobiliari worldwide.

Dubai, the Towers

La notizia che l’immobiliare è in crisi anche a Dubai, nel paese del Golfo che, privo di petrolio, aveva fondato il suo sviluppo sul real estate, fa riflettere. Il Sole 24 Ore riporta che “Dubai World, società pubblica zavorrata da 69 miliardi di dollari di passività, ha chiesto ai creditori una moratoria sul debito e sta cercando di rinegoziare le sue posizioni, compreso un bond islamico da 3,52 miliardi della controllata Nakheel in scadenza il 14 dicembre.”

In effetti il passivo di 69 miliardi di dollari appare davvero eclatante, così come non può far riflettere pensare che, anche seguendo le prescrizioni coraniche, i debiti sono debiti e vanno onorati alla scadenze e se questo non accade c’è la richiesta di moratoria o il default. Il problema della finanza, di qualunque finanza si tratti, non è mai l’etica, ma ciò cui è subordinata ed il fine cui è destinata: la speculazione immobiliare, ovunque nel mondo, paga pegno.