La Banca per il Sud 2

Marco Onado, commentando la presentazione di uno studio della Banca d’Italia sulla situazione dell’economia del Mezzogiorno, riporta l’attenzione, sia pure indirettamente, sulla questione “Banca per il Sud”, l’idea del Ministro Tremonti al momento attuale uscita, tuttavia, dall’agenda politica. La lettura dell’articolo è interessante, così come l’analisi della Banca d’Italia, che attribuisce il differenziale dei tassi rispetto al Nord del nostro Paese anche al peso della criminalità ed alla diffusa corruzione, oltre che al clientelismo.

Senza uscire dal seminato, dal momento che le Pmi italiane sono anche al Sud, si potrebbe ricordare che l’opacità e la mancanza di trasparenza nuocciono non solo alle imprese del Sud, ma anche a quelle del Nord, impegnate a “resistere” contro la cattiveria bancaria. Ma questo è solo un inciso. L’aspetto interessante, sia dello studio di via Nazionale, sia del commento di Marco Onado, è la lucida messa in evidenza che le banche non sono il motore dello sviluppo, ma che, al contrario, una realtà economica vivace e disposta ad investire nel proprio futuro crea, essa stessa, le banche. Se questo non avviene, forse sarebbe il caso di farsi qualche domanda, sia sulla natura degli (eventuali) incentivi da concedere, sia, soprattutto, su cosa dissuada imprenditori e società civile del Mezzogiorno dal promuovere, motu propriu, una banca. E che i banchi meridionali siano tutti falliti per assistenzialismo qualche riflessione dovrà pure indurla.

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