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Finanza etica: le lezioni del prof.Statera

Alberto Statera, in un articolo comparso su Repubblica Affari & Finanza del 30 novembre scorso, nel solco della tradizione del giornale sul quale scrive, sotto il titolo “Etica negli affari, l’Italia resta in coda” inserisce considerazioni molto eterogenee fra loro, sommando insieme il 63mo posto dell’Italia nella classifica di Transparency International, la “sfiga” (sic) di Ettore Gotti Tedeschi divenuto presidente dello IOR mentre la Guardia di Finanza indagava su presunte irregolarità di alcuni conti dell’istituto da lui presieduto e l’inaugurazione dell’edizione 2009 del Matching della Compagnia delle Opere. Su questo punto, non potendo dire nulla circa il Matching stesso -forse, se usasse il criterio evangelico ed esperienziale del “venite e vedrete” poteva fare un salto e constatare di persona l’etica, non l’astratto furore ideologico, di centinaia di imprese che si danno appuntamento tutti gli anni per lavorare insieme- graffia i vetri parlando nell’ordine:

  1. del Presidente della CdO Scholz che fa in modo di non farsi fotografare vicino a Formigoni, per via dello scandalo SantaGiulia, targato naturalmente CL-CdO;
  2. del fatto che le imprese -oltre 2200- hanno pagato 3.000 € per partecipare alla “Fierona etica”: perché Fierona? perché così il senso di disprezzo è più palese? Per partecipare alle fiere si paga, Statera lo sa?
  3. dei contributi della Regione e degli sponsor, definiti “una ventina di milioni entrati cash. Solidali. In nome dell’etica degli affari.”

L’etica deve assomigliare terribilmente al pauperismo, nell’idea di Statera, che forse dimentica le lezioni di pragmatismo impartite dal suo Fondatore, Eugenio Scalfari, quando realizzando la sua parte di pacchetto azionario disse, più o meno, che doveva pensare alle sue figlie. O forse nel bellissimo mondo di Largo Fochetti i soldi non servono e le fiere si fanno con la buona volontà? L’etica che ci viene ammannita, insieme alle domande pruriginose, quelle che Raymond Chandler avrebbe definito da annusapatte, è moralismo allo stato puro, ideologia, perciò stesso distaccata dalla realtà. Se Statera scendesse dalla nube dei giusti ed andasse a vedere cosa fanno le imprese associate alla CdO scoprirebbe, per esempio, che fanno di tutto per non chiudere; se venisse a qualche lezione di Scuola di Impresa, dove si paga per partecipare -e dove chi insegna viene pagato-, forse scoprirebbe che sono piccole imprese che hanno voglia di crescere e di imparare, non di profitto fine a se stesso; scoprirebbe che ci sono aziende che lavorano a partire dal concetto che l’azienda non appartiene loro, ma ad altri, non appena i figli. Scoprirebbbe tutto questo, se solo ne avesse voglia. Ma pontificare è più facile.

Di johnmaynard

Associate professor of economics of financial intermediaries and stock exchange markets in Urbino University, Faculty of Economics
twitter@profBerti

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