Ormoni maschili e rischio finanziario: perché, forse, l’università italiana non va poi così male.

Apprendiamo dal Sole 24 Ore del 26 novembre che due studiosi -e tanto basti: studiosi- dell’Università di Cambridge, un ex trader di Wall Street, tale John Coates e John Herbert, hanno pubblicato una ricerca dal titolo “Steroidi endogeni e assunzione del rischio finanziario alla Borsa di Londra”. La lettura del contributo scientifico, a detta del giornalista Simone Filippetti, non deve essere banalmente ridotta a machismo finanziario, e dovremmo dargli retta, dal momento che la ricerca è agli Atti della National Academy of Sciences degli USA. Tuttavia gli stessi autori ammettono che non si è ancora capito se il testosterone influisca di più sulla propensione al rischio o sulle capacità di trading.

Nel dubbio, mi sentirei di dire che: forse la qualità della ricerca in Italia e l’Università in generale non vanno poi così male; invece,per un ricercatore, qualunque cosa ricerchi, gli USA e il Regno Unito sono il paradiso terrestre. E’ facile immaginare l’indignazione di Sergio Rizzo e Gianantonio Stella se, poniamo, la stessa demenziale ricerca l’avessero svolta i Colleghi dell’Università di Campobasso o di Genova. A Urbino, nel nostro piccolo, hai visto mai che qualcuno volesse venire a vedere, ci occupiamo di rapporti banche-Pmi. Niente testosterone nelle ricerche, quello ce l’abbiamo in dotazione nell’aria buona, però lavoriamo sodo, anche senza finanziamenti.

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