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Grandi banche crescono (ancora).

Il grattacielo sede di Citibank

Poiché si lancia un serio allarme sulla crescita delle attività delle banche definite too big to fail, la cui dimensione, nonostante la crisi, tende ad accrescersi, rendendo non solo maggiori i potenziali nuovi rischi, ma ancora più costosi i salvataggi -in effetti la cifra di 5.300 miliardi di dollari è astronomica e riferita, peraltro, alla sola Europa- vale la pena spendere due parole sulla questione, ricordando che:

  1. a meno che la banca non abbia ricevuto denaro pubblico per essere salvata, è impossibile, allo stato delle norme attuali, imporle la riduzione del totale degli attivi;
  2. questa riduzione appare difficile anche utilizzando gli attuali strumenti di vigilanza prudenziale;
  3. dal momento che è difficile intervenire sul totale dell’attivo, perché non si interviene stringendo la vite quanto ai requisiti prudenziali? Basterebbe rendere effettivo il requisito dell’8% imputandolo solo a componenti primarie di patrimonio, e non secondarie, e già la manovra sortirebbe effetti; naturalmente, occorre avere un po’ di forza politica per imporre il tutto alla lobby bancaria. Ma se le Autorities non sono autorevoli, cosa ce le teniamo a fare?
  4. infine, giusto come pensierino finale: dove sono finiti tutti quegli studiosi che, negli anni passati, hanno magnificato il destino delle fusioni bancarie, rese necessarie dalla competizione, dalla necessità di creare e salvaguardare global players, pena la marginalizzazione delle economie e dei sistemi finanziari frammentati? I mea culpa no, si fanno solo in camera charitatis, ma un po’ di autocritica? Ad maiora.