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Banche Rischi Risparmio e investimenti

Buoni propositi: fare concorrenza alle Poste.

In un articolo apparso oggi su Plus 24, Marco Liera esorta le banche italiane a fare concorrenza ai buoni postali, che da prodotto di grande interesse per i piccoli risparmiatori sono divenuti meno appetibili poiché non proteggono più adeguatamente dall’inflazione.

La soluzione che Liera propone, in chiusura dell’articolo, è davvero singolare, verrebbe da pensare che Liera non sia italiano e che, al contrario, sia vissuto in un altro pianeta negli ultimi 10 o 15 anni. L’articolista propone, infatti, che le banche facciano concorrenza alle poste, affermando che “le banche più attente potrebbero approfittare della diminuita competitività dei buoni postali reali per offrire prodotti analoghi. Ovviamente più redditizi”. Ovviamente. Qualcuno dica a Liera che molti bancari, fino a non molto tempo fa, dichiaravano di temere le poste, i cui prodotti erano imbattibili sotto il profilo della redditività, ovvero l’unica cosa che avevano da offrire realmente ai risparmiatori, dal momento che pretendere competenza ed un servizio su misura allo sportello delle Poste sarebbe stato troppo. Ma, soprattutto, qualcuno dica a Liera che le banche non ce la stanno facendo, insomma, non la sfangano, con i tassi attuali la forbice è troppo stretta, la redditività risicata e modestissima. Come potrebbero alzare il costo della raccolta?

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Banche Vigilanza bancaria

Size does matter.

Victor Massiah, AD di Ubibanca

Giusto a proposito di revisione dei coefficienti prudenziali, non più tardi del 1°dicembre Victor Massiah, amministratore delegato di Ubi Banca, in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore, contrariamente a quanto affermato dal suo collega Corrado Passera -come riportato nel post precedente- circa la necessità di ridurre i coefficienti di Basilea 2 in chiave anticiclica, ha affermato che sarebbe opportuno non tanto ridurre, quanto piuttosto rafforzare, differenziando le regole, fra chi fa banca retail e chi specula. L’intervista è interessante anche per altre ragioni -UBI Banca è rimasta una banca saldamente ancorata al territorio, non deve reinventarsi una cultura della presenza e dunque Massiah può parlare a buon diritto del “ripartire dal direttore di filiale”– ma sul punto dei coefficienti è interessante perché rimette al centro della questione il punto dell’adeguato livello di capitale. Che non lo era prima della crisi, non lo è neppure ora e difficilmente potrebbe tornare ad esserlo se i vincoli per le banche fossero allentati.

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Banche Ripresa Vigilanza bancaria

Ciclo & pro-ciclo.

Fonte: lavoce.info

Corrado Passera, nel corso di un intervento a un convegno svoltosi a Milano, ha avanzato l’ipotesi di ridurre i coefficienti prudenziali di capitale -noti al pubblico come i requisiti di Basilea 2- al fine di agevolare la ripresa e l’erogazione di credito all’economia. L’ipotesi avanzata da Passera si accompagna a quella di incrementare, innalzando i requisiti stessi, il patrimonio di vigilanza nei momenti di ciclo economico positivo, in modo da “mettere fieno in cascina.”

La proposta ha una sua dignità, e non solo perché proviene da uno dei principali banchieri italiani, AD peraltro dell’unica banca definita “di sistema” del nostro Paese. Non è il caso ora di soffermarsi sui tecnicismi da risolvere in caso di applicazione della proposta, dal momento che occorrerebbe trovare una definizione valida di ciclo, individuare delle soglie che innescano il rialzo o la riduzione delle soglie di capitale. E, alla luce di quanto emerso durante la crisi, che non incentivino comportamenti opportunistici delle banche. Il problema vero, rimane, a mio parere, quello evidenziato già a suo tempo dal Maestro di tanti di noi, il prof.Roberto Ruozi, in un suo lavoro magistrale, redatto a quattro mani con Zara, dal titolo “Il futuro del credito alle imprese.” Si era in anni lontani, distanti dalla crisi, il ciclo era positivo. Eppure Ruozi, con ben maggiore autorevolezza del sottoscritto, evidenziava che il problema vero di Basilea 2 è la sua interpretazione, ciò che davvero ne hanno fatto le banche, ovvero un paravento dietro al quale celare politiche non già di gestione del rischio, ma di avversione al rischio. E non di qualunque tipo di rischio, ma di quello la cui assunzione è più costosa, quello degli impieghi economici, dei prestiti alle imprese. Finchè non si risolverà questo equivoco, che è prima di tutto culturale, non vi sarà proposta tecnica che potrà, profittevolmente, far ripartire le relazioni di clientela.

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CdO Imprese Indebitamento delle imprese PMI

Resistere: farsi aiutare è possibile.

Il Sole 24 Ore di oggi commenta in maniera assai caustica l’incontro organizzato in data odierna dal Forum delle Imprese che resistono, a Milano.

L’anonimo editorialista, pur stigmatizzando la partecipazione non proprio affollata all’evento, paventa il rischio di disaffezione da parte dei piccoli e medi imprenditori che, a suo dire, non vogliono essere strumentalizzati dalla politica. E così, afferma, decidono di resistere in fabbrica, come hanno sempre fatto.

Forse l’amara constatazione è vera. Ma, proprio per questo, si potrebbe anche provare a superarla. Prima di tutto riflettendo sul fatto che, in ogni caso, anche se non ci aspettiamo mai nulla dalla politica, alla politica ciononostante si deve chiedere. E poi, quanto è diverso chiudersi nell’individualismo, con le conseguenze evidenziate da Julian Carròn all’assemblea nazionale della Compagnia delle Opere, rispetto al farsi aiutare, al lavorare insieme intorno ad un criterio ideale, ad un’amicizia operativa. Perché in ogni caso, politica o no, fisco favorevole oppure no, il problema è sempre la persona. Come qualcuno ha raccontato, io non chiudo.

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Banche Crisi finanziaria USA Vigilanza bancaria

Anche i regolatori hanno da imparare da Goldman (Sachs).

Con una lucidità pari solo alla sua caratura scientifica, il prof.Luigi Zingales torna sul tema dei superbonus ai manager bancari, spiegando perché Goldman Sachs -che non a caso, anche prima della crisi, era la prima banca d’affari del mondo- non solo ha restituito anticipatamente i denari ricevuti dal Tesoro USA, ma si è anche adoperata per creare un fondo a favore delle Pmi toccate dalla crisi (500 mln.di $ la dotazione) e, soprattutto, ha ancorato l’erogazione di bonus ai manager in termini temporali -almeno 3 anni- e di valorizzazione -in azioni della banca e non in contante-.

Le decisioni dei Governi inglese e americano di procedere ad una tassazione aggiuntiva dei superbonus forse portano consenso elettorale, intrisi come sono di populismo e demagogia. Come insegna Goldman, e sottolinea Zingales, vi sono metodi meno populisti ma, sicuramente, più efficaci.

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Inter

Sarai nel vento che fa sventolare le nostre bandiere.

Peppino Prisco (Milano, 10 dicembre 1921 – Milano, 12 dicembre 2001)