Exit strategy: verso dove?

Il mondo ha scoperto a sue spese il vizio implicito nel debito delle famiglie, fatto per consumare molto più di quanto consenta il reddito, e nel debito delle imprese, acceso per esaltare il rendimento del capitale ben oltre i risultati operativi. Debito pubblico e debito privato formano un debito globale che va considerato. E la Grande Crisi ci dice che il rientro dagli eccessi sarà lungo e incerto: a metà 2007, prima della frana dei subprime, il debito globale americano era pari al 339% del Pil; adesso viaggia sul 370%. Secondo le rilevazioni dell’Ocse, l’Italia porta un debito globale pari ai quattro quinti di quelli americano e britannico. E fa parte di Eurolandia, dove i parametri di Maastricht vengono peraltro applicati con maggiore flessibilità.

//

Negli anni Novanta, l’Italia uscì dall’isolamento grazie alla caduta generale dei tassi, che rese meno oneroso il debito pubblico, e alla riforma dell’economia secondo gli schemi anglicizzanti che, come spiegò Michel Albert in Capitalisme contre capitalisme, stavano prevalendo anche nell’Europa renana: dunque pensioni più leggere, meno valore aggiunto destinato ai salari, privatizzazioni, apertura dei mercati finanziari, indebitamento delle famiglie. Alla vigilia del 2010, la Grande Crisi ci avverte che le armi degli anni Novanta hanno effetti collaterali negativi o sono spuntate. Exit strategy, dunque, ma verso dove?

Massimo Mucchetti, editoriale sul Corriere della Sera del 23 dicembre 2009

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...