Basilea dos

Il nuovo direttore generale dell’ABI, Sabatini, in un’intervista al Sole 24 Ore, parla dei tempi lunghi necessari per l’approvazione dei nuovi accordi di Basilea, che si vorrebbero improntati al modello del dynamic provisioning, sulla scorta di quanto già attuato da Spagna e Canada. In particolare si tratterebbe di accantonare, in periodi favorevoli, maggiori somme destinate a rafforzare il capitale, in vista di quei momenti, negativi, per i quali l’accantonamento potrebbe essere inferiore, al fine di attenuare o ridurre la pro-ciclicità dell’attuale sistema. Sabatini individua nel trattamento fiscale, sfavorevole, e nella necessità di rispettare i principi contabili internazionali IAS i due ostacoli principali ad una rapida approvazione delle modifiche all’attuale, inadeguata, normativa di vigilanza. Il problema fiscale è reale, e su questo punto l’attività di lobbying dell’ABI, complice la crisi, si è fatta più pressante ed efficace. Quanto agli IAS, il problema potrebbe essere risolto molto più in fretta se solo i governi avessero in animo lo stesso decisionismo praticato per i salvataggi durante la crisi: sarebbe difficile immaginare che, a causa dell’opposizione dei gran sacerdoti della ragioneria internazionale non si possa procedere a modifiche importanti e sostanziali.

Più complicata la questione per quel che riguarda la capitalizzazione delle banche ed i tempi di attuazione dell’ipotesi spagnola-canadese. Sabatini sostiene che i due Paesi si fossero attrezzati in tempi precedenti alla crisi e dunque che adesso non si possa avere fretta; resta che lo hanno fatto, dunque non dovrebbe essere un’impresa così ardua e titanica. Sabatini, peraltro, fedele al suo compito istituzionale, si mostra restio sull’argomento della ricapitalizzazione delle banche, invocando maggiore trasparenza e capitalizzazione da parte delle imprese. Nulla di nuovo sotto il sole, si tratta di argomenti già visti, che sono puntualmente tirati fuori nel dibattito da ormai più di dieci anni, ma che a questo punto fanno sorgere almeno tre domande:

  1. siamo certi che l’atteggiamento delle banche muterebbe, ove Basilea “3” si mostrasse meno-prociclica?
  2. la ri-capitalizzazione delle banche non dovrebbe essere ancora più importante di quella delle imprese, dal momento che è finalizzata a tutelare anzitutto i risparmiatori depositanti?
  3. e, infine, se davvero le imprese ri-capitalizzassero massicciamente, attingendo magari a somme depositate presso le banche stesse e, a questo punto, anche opportunamente “scudate”, che ne sarebbe del margine di interesse, eroso dalla riduzione dei volumi di raccolta e impieghi?

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