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Banche

Pulire il melo (in Argentina).

Dicesi da queste parti, nella bassa riminese, “pulire il melo” di ogni tipo di attività umana volta, appunto, ad esaurire il quantitativo disponibile, di qualunque quantitativo si tratti, mele sull’albero, tagliatelle in tavola, risparmi da parte etc…

Ecco, appunto, risparmi. Giunge notizia che il Presidente dell’Argentina, Signora Kirchner, abbia ordinato al governatore della Banca centrale del Paese, Martin Redrado, di dimettersi perché tardava a mettere a disposizione dell’esecutivo 6,5 miliardi di dollari di riserve per pagare il debito del 2010. Redrado, il cui mandato scade il prossimo settembre e la cui nomina dipende dal Senato e non dalla presidenza della Repubblica, può rifiutare le dimissioni per garantire l’indipendenza della Banca centrale: e infatti si è rifiutato.

In economia aziendale, meglio, in tecnica bancaria,  ciò che a Rimini chiamano “pulire il melo”, si chiamano disinvestimenti: se non si ripristina la capacità di reddito e di rimborso, disinvestire serve a tamponare le falle. Ma ciò che si è realizzato non c’è più, e non sarà più a disposizione. Nello specifico, cosa accadrà di una Banca Centrale che non dispone più nemmeno di riserve per attuare la propria politica monetaria (e Dio sa se ce ne sarebbe bisogno in Argentina)? “Pulire il melo” delle riserve valutarie porta via anche la credibilità e l’autorevolezza di un’autorità, la Banca Centrale, che è dipendente dal potere politico solo nelle dittature (Cina, Cuba, Corea del Nord etc…).: e rende sempre meno credibili le prossime emissioni, se mai avverranno, di titoli di Stato argentini, gli ormai famigerati tango-bond.

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Banche Indebitamento delle imprese

Pagamento di debiti a mezzo di debiti.

Sir Alex Ferguson

Malcom Glazer, proprietario del Manchester United, ha comprato il club nel 2005 contraendo debiti per oltre 700 milioni di sterline. I quali debiti, secondo uno schema vecchio come il cucco, sono stati prontamente girati alla società. Si tratta di un film già visto -per esempio quello interpretato da Colaninno & c. per scalare Telecom aveva un copione analogo- il cui finale è spesso nelle sequenze iniziali. Ovvero, l’eccesso di debito contratto all’inizio dell’operazione la rende, prima o poi, insostenibile. Il Corriere del 5 gennaio, nel darne notizia, parla di tre banche, Jp Morgan, Deutsche Bank e Bank of America incaricate di trovare una soluzione, anzi, la soluzione: organizzare l’emissione di un prestito obbligazionario per rimborsare le banche creditrici della società di calcio. Ora, a parte alcuni ricordi non proprio fausti -la Parmalat di Calisto Tanzi procedette similmente per qualche tempo- si può dire chiaramente che l’operazione che si sta tentando di organizzare non fa altro che sostituire vecchi creditori con nuovi creditori? E che così facendo si sposta solo in avanti il problema? Così, per chiarezza, non solo giornalistica.

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Indebitamento delle imprese Mariella Burani

Ora sei rimasta sola.

La notizia, riportata dal Corriere della Sera di martedì 5 gennaio, che Mediobanca “ritiene esaurito il mandato di advisory” per la ristrutturazione del debito di Mariella Burani Fashion Group, proietta i titoli di coda sul film della griffe del lusso accessibile -e del debito facile-, dal momento che la banca d’affari milanese era l’unica garanzia di una possibile via d’uscita. Non vale la pena, probabilmente, spendere altre parole sul destino di una vicenda imprenditoriale sulla quale molte banche, ma anche molti analisti e molti giornalisti dovrebbero riflettere. Nel frattempo, non sarebbe male se qualcuno si ricordasse che aspettare ancora serve solo, quasi certamente, ad allargare il buco: già reso molto ampio dalla allegra brigata che guida (ancora) MBFG.