Pulire il melo (in Argentina).

Dicesi da queste parti, nella bassa riminese, “pulire il melo” di ogni tipo di attività umana volta, appunto, ad esaurire il quantitativo disponibile, di qualunque quantitativo si tratti, mele sull’albero, tagliatelle in tavola, risparmi da parte etc…

Ecco, appunto, risparmi. Giunge notizia che il Presidente dell’Argentina, Signora Kirchner, abbia ordinato al governatore della Banca centrale del Paese, Martin Redrado, di dimettersi perché tardava a mettere a disposizione dell’esecutivo 6,5 miliardi di dollari di riserve per pagare il debito del 2010. Redrado, il cui mandato scade il prossimo settembre e la cui nomina dipende dal Senato e non dalla presidenza della Repubblica, può rifiutare le dimissioni per garantire l’indipendenza della Banca centrale: e infatti si è rifiutato.

In economia aziendale, meglio, in tecnica bancaria,  ciò che a Rimini chiamano “pulire il melo”, si chiamano disinvestimenti: se non si ripristina la capacità di reddito e di rimborso, disinvestire serve a tamponare le falle. Ma ciò che si è realizzato non c’è più, e non sarà più a disposizione. Nello specifico, cosa accadrà di una Banca Centrale che non dispone più nemmeno di riserve per attuare la propria politica monetaria (e Dio sa se ce ne sarebbe bisogno in Argentina)? “Pulire il melo” delle riserve valutarie porta via anche la credibilità e l’autorevolezza di un’autorità, la Banca Centrale, che è dipendente dal potere politico solo nelle dittature (Cina, Cuba, Corea del Nord etc…).: e rende sempre meno credibili le prossime emissioni, se mai avverranno, di titoli di Stato argentini, gli ormai famigerati tango-bond.

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