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Cultura finanziaria Rischi Risparmio e investimenti

Scottature 2.

Federico Fubini e Giuditta Marvelli, sul CorriereEconomia di ieri, 11 gennaio, propongono in prima pagina il seguente titolo: “Risparmio. La febbre dei bond. Guadagnare senza scottature.” Sottotitolo “Mai un’offerta così ricca combinata però con rendimenti minimi. L’incognita? Il rialzo dei tassi.” Se si legge l’articolo dopo aver appreso che il rendimento, in termini reali, dei BOT, è divenuto negativo, si capisce perché il gap di cultura finanziaria di cui soffre il nostro Paese, e non solo, continuerà a fare danni.

Forse sarebbe il caso di dire che, in questo momento, con le obbligazioni NON si guadagna: a meno di spericolate evoluzioni ed incursioni in territori molto rischiosi, in ossequio alla combinazione rischio-rendimento, il guadagno è minimo, appunto, quasi nullo. Tuttavia l’articolo, anzi gli articoli, non corrispondono, nei contenuti, al titolo, dal momento che -fortunatamente- si sprecano avvertimenti e warning. Ricordando -e forse sarebbe il caso di farlo a più chiare lettere- che dato il livello infimo raggiunto dai tassi, entrare sul mercato obbligazionario ora non potrà che rivelarsi un pessimo affare quando, prima o poi, i tassi saliranno, facendo scendere i corsi delle obbligazioni acquistate e concretizzando delle belle perdite in conto capitale. Ma, forse, dirlo troppo forte, non fa vendere giornali.

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Banche Crisi finanziaria Relazioni di clientela

Selezione darwiniana e specchietti.

In un’intervista ad Alessandro Graziani, apparsa sul Sole 24 Ore di oggi, l’amministratore delegato del Credem, Adolfo Bizzocchi, afferma che la banca da lui amministrata dirotterà “il credito verso le imprese più meritevoli”. All’intervistatore che paventa una selezione darwiniana, Bizzocchi risponde dicendo che “la lezione che è arrivata alle banche, è che un’impresa non può essere valutata solo dal bilancio: sarebbe come guidare un’auto guardando lo specchietto retrovisore. Dobbiamo dare il credito guardando alle prospettive delle aziende, quindi facendo una selezione.”

Le affermazioni di Bizzocchi sono certamente condivisibili. Da tempo andiamo ripetendo che non è un diritto civile né il credito, né tantomeno il mantenimento in vita a tutti i costi di imprese decotte ed in crisi. Qualche perplessità sorge riguardo agli strumenti prefigurati nell’intervista. Premesso che sarebbe già un bel risultato che le banche italiane si dotassero di strumenti in grado di misurare correttamente il fabbisogno finanziario delle imprese da esse affidate -ed invece c’è ancora qualcuno che usa gli inattendibili ed inaffidabili indici di liquidità, compreso il quick test ratio– ciò che pare ancora davvero lontano dalle best practices bancarie è la capacità di valutare le imprese in prospettiva, prive come sono non solo di strumenti di programmazione economico-finanziaria ma, soprattutto, della cultura e del capitale umano necessario. Una bella sfida.