Selezione darwiniana e specchietti.

In un’intervista ad Alessandro Graziani, apparsa sul Sole 24 Ore di oggi, l’amministratore delegato del Credem, Adolfo Bizzocchi, afferma che la banca da lui amministrata dirotterà “il credito verso le imprese più meritevoli”. All’intervistatore che paventa una selezione darwiniana, Bizzocchi risponde dicendo che “la lezione che è arrivata alle banche, è che un’impresa non può essere valutata solo dal bilancio: sarebbe come guidare un’auto guardando lo specchietto retrovisore. Dobbiamo dare il credito guardando alle prospettive delle aziende, quindi facendo una selezione.”

Le affermazioni di Bizzocchi sono certamente condivisibili. Da tempo andiamo ripetendo che non è un diritto civile né il credito, né tantomeno il mantenimento in vita a tutti i costi di imprese decotte ed in crisi. Qualche perplessità sorge riguardo agli strumenti prefigurati nell’intervista. Premesso che sarebbe già un bel risultato che le banche italiane si dotassero di strumenti in grado di misurare correttamente il fabbisogno finanziario delle imprese da esse affidate -ed invece c’è ancora qualcuno che usa gli inattendibili ed inaffidabili indici di liquidità, compreso il quick test ratio– ciò che pare ancora davvero lontano dalle best practices bancarie è la capacità di valutare le imprese in prospettiva, prive come sono non solo di strumenti di programmazione economico-finanziaria ma, soprattutto, della cultura e del capitale umano necessario. Una bella sfida.

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