Meritocrazia vs/politicamente corretto.

A forza di politicamente corretto, si finisce per fare danni. A prescindere dall’ovvietà per la quale l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, anche secondo Patrice Barbizet, membro del board di PPR, dovrebbe “avvenire soltanto sulla base di requisiti umani e professionali”, leggere la notizia che in Svezia, paese modello per le pari opportunità, una legge del 2003, che impone l’ammissione paritaria degli studenti all’università, provoca il 95% delle rinunce proprio fra le donne, non è una buona notizia. Fa pensare che questo meccanismo, esasperando per l’ennesima volta tutto ciò che è politically correct, stroppiando, guasti anche laddove vuole porre rimedi.

3 Comments »

  1. Sarebbe pero’ il caso di estirpare certi comportamenti che di fronte a merito e professionalità penalizzano e discriminano le donne perché in eta’ da marito e fertile, mentalità forse, spero, presente ancora in realtà più piccole, ma che mortifica le donne che danno l’anima per il lavoro e che a un certo punto si chiedono perché dovrebbero continuare su questa linea. Che soluzione ha Prof.?

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    • penso che quello che dici sia integralmente da condividere, ma anche che i comportamenti sbagliati non si estirpino, come fossero erbacce, a suon di leggi o di decreti, come insegna la storia svedese che ho raccontato. Penso che sia una questione di mentalità, e quella non cambia grazie alle leggi…

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    • Aggiungerei che se si ha fretta, in tutte le cose, difficilmente si ottiene quello che si vuole. Credo che una regola fondamentale, perlomeno quella cui mi attengo io, sia lavorare bene, fare le cose per bene. Perchè anzitutto lo si fa per sé stessi. Poi si può parlare, dire, contrapporsi e porsi, ma sempre senza dimenticare che lavorare bene è come l’acqua, che spacca i fossi. Si può anche cambiare lavori, se non si è valorizzati abbastanza, senza dimenticare mai che i limiti e i difetti li troveremo in ogni posto…

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