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Meglio senza-tetto.

Il Senato della Repubblica ha approvato un emendamento che prevede un tetto per i compensi dei manager bancari, che non potranno superare le indennità dei parlamentari. La questione, ad evidenza, non può essere ridotta ad una semplice valutazione di opportunità, dal momento che è chiaro a tutti come i compensi dei manager bancari, fin troppo collegati a performances di breve periodo, abbiano contribuito a fornire propellente alla crisi finanziaria ed ai suoi effetti sull’economia reale.

Il metodo, tuttavia, non sembra dei migliori. A prescindere dall’autore dell’emendamento, appartenente al gran partito dei moralisti, l’IDV -circostanza che dovrebbe far riflettere sul realismo della proposta- l’emendamento pone vari problemi, soprattutto in tema di libertà economica e di decisioni manageriali. I compensi dei manager, di tutti i manager, esclusi quelli delle imprese pubbliche, dovrebbero essere lasciati nella loro determinazione alla libertà del soggetto economico: diversamente, la proposta profuma molto di dirigismo, oltre che di populismo, il che non sembra un fatto positivo.

Quanto ai manager, la decisione, più che un tetto, sembra un incentivo per avviarli verso carriere altrettanto dorate fuori dal settore finanziario. Senza alcuna garanzia che coloro che accetteranno di assumersi responsabilità, al prezzo della carriera di un deputato, sappiano fare di meglio.

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Tu chiamale, se vuoi, emozioni.

Massimo Ponzellini, Presidente della Banca Popolare di Milano

Masssimo Ponzellini, Presidente della Banca Popolare di Milano, una delle banche che per prima ha fatto ricorso ai Tremonti-bond quale strumento di rafforzamento patrimoniale, ha dichiarato che Basilea 3, ovvero l’aggiornamento dell’attuale regolamentazione prudenziale nota come accordo di Basilea 2, rappresenta un rischio per le banche e per le imprese, perché concretizzerà veramente l’incubo del credit-crunch, rendendo difficile il sostegno all’economia. Si fa fatica a credere che un manager di così grande rilievo, a capo di una delle più importanti banche del Paese, che per i rischi corsi e la sottocapitalizzazione ha dovuto ricorrere ai Tremonti-bond, possa affermare con una leggerezza quasi sfrontata che una regolamentazione, come quella di cui si parla per Basilea 3, tesa a rafforzare il patrimonio delle banche danneggi l’economia.

Le banche, come dice Ponzellini, non sono state le colpevoli della crisi, perlomeno non in Italia -anche se il presidente di BPM, bontà sua, ammette che abbiano contribuito ad ampliarne gli effetti-, ma da qua a dire che nulla debba essere fatto per rafforzare il capitale, può essere un incubo solo per chi, negli ultimi due anni, abbia vissuto sulla Luna. Oppure pensa che gestire una banca sia, con tutto il rispetto, come produrre cioccolatini. O forse, più semplicemente, durante la crisi ha provato brividi adrenalinici. Tu chiamale, se vuoi, emozioni.