Volevano solo essere felici.

Giorgio De Chirico, Enigma dell'ora.

Una rincorsa alla felicità perduta attraverso l’indebitamento: questa sembra essere l’idea alla base di uno studio del prof.Stefano Bartolini, dell’Università di Siena, ripreso da Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera di lunedì scorso. Bartolini, che insegna economia politica, nel suo studio, di prossima pubblicazione presso Donzelli, parla solo degli Stati Uniti, ma le domande che ci si pone dopo aver riflettuto sulle sue conclusioni non possono essere ignorate, solo perché siamo un Paese non anglosassone, mediterraneo, magari anche cattolico, dove la famiglia riveste importanza, dove c’è poca mobilità. Premesso che qualcuno dovrebbe spiegare perché, a seconda delle convenienze polemiche, l’essere l’Italia quello che è sia considerato, di volta in volta, virtuoso, segnale di arretratezza, esempio da seguire, ignominia da additare, la questione posta da Bartolini fa riflettere anche da noi. Il problema non è la giustificazione del debito delle famiglie, ad evidenza, cresciuto peraltro anche nel nostro Paese, come ricerche, pubblicistica e tesi di laurea, con relazione del sottoscritto, si sono autorevolmente ed approfonditamente impegnate ad evidenziare. Il problema, negli USA e in Italia, resta quello del senso e del significato di quello che si fa. Mucchetti, nel commentare il lavoro di Bartolini, evidenzia che “il lavoro assatanato esalta la competizione fino al ferino homo homini lupus. La paura del prossimo è diventata (..) alta (..). E’ la spia di un generalizzato declino della fiducia verso tutte le istituzioni (..). Ma questa, con buona pace di Bartolini e di tutti quelli che pensano che gli USA siano peggio, non è altro che la conseguenza di qualcosa che viene prima, ed è la mancanza di senso per tutto quello che si fa: per la vita privata come per il lavoro, per il risparmio, il mettere su famiglia, fare sacrifici, andare via di casa. Negli Stati Uniti come in Gran Bretagna, in Francia come in Germania, in Spagna come da noi. Può essere che la trasformazione degli stili di vita esiga più denaro e che le persone manchino di “beni relazionali”. Ma è proprio perché l’uomo non basta a sé stesso che si fanno regole, sempre più cavillose e dettagliate, che non evitano né le crisi, né i debiti. Accendiamo, come dice Mucchetti, il faro sull’origine comportamentale del PIL: ma prima o poi qualche domanda sul perché dei comportamenti, che non sia solo sociologica, dovremo pur farcela.

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