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Crisi finanziaria Liquidità Ricchezza

Arretrati 4: rompere il salvadanaio.

Il Presidente dell'Argentina, Cristina Kirchner

Il Presidente della repubblica Argentina, Cristina Kirchner, ha vinto il suo braccio di ferro con il Governatore, ormai ex, della banca centrale, Martin Redrado, che lascia la carica ed il campo alla decisione presidenziale di usare 6,5 miliardi di dollari delle riserve della Banca d’Argentina per far fronte ai debiti.

Il dibattito sull’indipendenza della banca centrale dalla politica e dalle sue decisioni troverà sicuramente nuovo alimento. Con buona pace di economisti come Benjamin Hopenhayn, anche se è vero che con la crisi sono cambiate molte cose -vedi le massicce iniezioni di liquidità effettuate dalle banche centrali nei momenti di massima tensione finanziaria globale- consumare parte delle riserve per pagare i debiti non è una buona idea. Non lo è perché dimostra matematicamente alla comunità internazionale che la capacità di rimborso del Paese in questione dipende unicamente dal proprio patrimonio, che non è, ad evidenza, illimitato. Non lo è perché ciò che prima rappresentava un baluardo, anche psicologico, a dimostrazione della tenuta dei conti, viene meno. Non lo è, infine, perché la forza di una valuta e di una nazione dipendono dall’economia reale. E l’economia argentina, da troppo tempo, ha smesso di camminare.

Non solo non ha smesso, ma continua a correre, e molto bene, un grande argentino. Un capitano, certamente più affidabile del presidente Kirchner, Javier Zanetti.

J.Zanetti
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calcio minore Crisi finanziaria Disoccupazione Fiat Imprese Lavoro

Arretrati 3: gentlemen agreement.

L'attore Bela Lugosi, celeberrimo Dracula.

E va bene che non abbiamo aiutato solo loro. E va bene che in effetti, per lungo tempo, negli uffici postali facevano bella mostra di sè -solo quella: erano lentissimi- i pc Olivetti, prodotti dall’Ing.Carlo De Benedetti, l’editore buono ed onesto. E va bene che quando è stato approvato il digitale terrestre, puta caso il fratello del Presidente del Milan (e del Consiglio) produceva, pronti per l’uso, i decoder. Va bene tutto quanto, però chiudere Termini Imerese proprio appena sono finiti gli aiuti di Stato al settore auto, fa capire perché questi non riescano a vincere una partita neppure con un gol di vantaggio. Non esistono più i ladri di una volta e fra gentiluomini i patti si rispettano. Altrimenti, al posto dei manuali di economia, tanto vale leggere le storie di vampiri.

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BCE

Arretrati 2: daremo il sangue.

Il primo ministro greco, George Papandreou, ha dichiarato che “Atene darà il sangue” pur di ristabilire la propria credibilità. Il problema è che quella credibilità, in un paese come la Grecia, storicamente molto conflittuale, dominato da sindacati corporativi ed irresponsabili, con un tessuto sociale tutt’altro che coeso, è tutt’altro che facile da ritrovare. La Grecia non può essere salvata nè dalla UE, né dalla BCE, perché lo vieta il trattato di Maastricht, mentre non sarebbero vietati aiuti bilaterali. Chi possano essere, non è dato sapere. Ma è difficile immaginare che il costo del salvataggio di un Paese dell’UE non sia approvato da tutti i Paesi membri, ne andrebbe della credibilità dell’Unione e della fiducia reciproca, a futura memoria.

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Banche Unicredit Vigilanza bancaria

Arretrati 1.

Non si riesce sempre ad essere sul pezzo, il lavoro chiama ed il blog viene, talvolta, a risentirne. Però, appena è possibile, si cerca di smaltire gli arretrati.

Cominciamo dal “bancone”, ovvero la nuova versione di Unicredit in chiave di rilancio verso i territori. L’aumento di capitale si è concluso con successo, il Tier 1 dovrebbe uscirne rafforzato o, perlomeno, ripristinato nei suoi valori “normali”. La vera questione, che rimane sempre sullo sfondo e che anche commentatori coraggiosi difficilmente analizzano, è la cultura dell’intermediazione, ovvero il modo di fare banca che è sotteso ad ognuna, singola banca. Del modo di fare ed operare di Unicredit si è parlato tante volte in questo blog. Ma a prescindere da ogni tipo di considerazioni critiche su tante note vicende passate, siamo davvero così sicuri che l’istituzione di 7 nuove grandi aree, 120 direttori commerciali “dotati di più ampie deleghe” e una suddivisione, per la verità non nuova, delle aree di business in segmenti (famiglie e microimprese fino a 3 milioni di fatturato, Pmi fino a 50 milioni, imprese più grandi e gestioni di patrimoni) serva a riprendere in mano il filo del rapporto con la clientela?

C’è stata una cultura del rapporto di clientela chiaramente improntata al transaction banking, la banca di transazione, tesa a moltiplicare quantità dei volumi intermediati, senza fare troppo caso alla qualità ed intensità della relazione. Ed ora si vuole ritrovare, quasi per magia, il filo del relationship banking, di ciò che lega più a medio-lungo termine banche e clienti, quella banca di relazione tipica delle banche locali e delle Bcc. Un po’ come se bastasse mettersi la maglietta di Diego Milito per saper giocare a pallone come lui. C’è bisogno di grandi banche, non è pensabile che l’ideale del “piccolo è bello2 possa risolvere i problemi di un sistema economico come quello italiano. Ma non c’è bisogno di una qualsiasi grande banca: e per essere grandi davvero, non basta sommare il valore degli attivi o i fondi intermediati: occorre cominciare a misurare la qualità della relazione. Su questa sfida si gioca una buona fetta dell’evoluzione della crisi in Italia nei prossimi due anni. In bocca al lupo.