Arretrati 1.

Non si riesce sempre ad essere sul pezzo, il lavoro chiama ed il blog viene, talvolta, a risentirne. Però, appena è possibile, si cerca di smaltire gli arretrati.

Cominciamo dal “bancone”, ovvero la nuova versione di Unicredit in chiave di rilancio verso i territori. L’aumento di capitale si è concluso con successo, il Tier 1 dovrebbe uscirne rafforzato o, perlomeno, ripristinato nei suoi valori “normali”. La vera questione, che rimane sempre sullo sfondo e che anche commentatori coraggiosi difficilmente analizzano, è la cultura dell’intermediazione, ovvero il modo di fare banca che è sotteso ad ognuna, singola banca. Del modo di fare ed operare di Unicredit si è parlato tante volte in questo blog. Ma a prescindere da ogni tipo di considerazioni critiche su tante note vicende passate, siamo davvero così sicuri che l’istituzione di 7 nuove grandi aree, 120 direttori commerciali “dotati di più ampie deleghe” e una suddivisione, per la verità non nuova, delle aree di business in segmenti (famiglie e microimprese fino a 3 milioni di fatturato, Pmi fino a 50 milioni, imprese più grandi e gestioni di patrimoni) serva a riprendere in mano il filo del rapporto con la clientela?

C’è stata una cultura del rapporto di clientela chiaramente improntata al transaction banking, la banca di transazione, tesa a moltiplicare quantità dei volumi intermediati, senza fare troppo caso alla qualità ed intensità della relazione. Ed ora si vuole ritrovare, quasi per magia, il filo del relationship banking, di ciò che lega più a medio-lungo termine banche e clienti, quella banca di relazione tipica delle banche locali e delle Bcc. Un po’ come se bastasse mettersi la maglietta di Diego Milito per saper giocare a pallone come lui. C’è bisogno di grandi banche, non è pensabile che l’ideale del “piccolo è bello2 possa risolvere i problemi di un sistema economico come quello italiano. Ma non c’è bisogno di una qualsiasi grande banca: e per essere grandi davvero, non basta sommare il valore degli attivi o i fondi intermediati: occorre cominciare a misurare la qualità della relazione. Su questa sfida si gioca una buona fetta dell’evoluzione della crisi in Italia nei prossimi due anni. In bocca al lupo.

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