Easy credit vs/credit crunch.


La neverending story del gruppo Burani non conosce, appunto fine, e come una specie di vaso di Pandora scoperchiato, offre continui motivi di riflessione.

Fabio Pavesi, sul Sole 24 Ore ripercorre i punti salienti della strana OPA, fatta a prezzi fuori da ogni logica, lanciata dalla famiglia Burani sui propri stessi titoli. OPA rigorosamente fatta a debito, con quattrini prestati da Centrobanca, la merchant bank del Gruppo UBI. Pavesi calcola che la metà circa dell’operazione, pari nel complesso a 70 milioni di euro, sia stata fatta a debito, con denari presi a prestito, appunto, da Centrobanca, per una somma di circa 35 milioni.

La quale Centrobanca, con il suo comportamento controcorrente, rassicura tutti coloro che hanno a cuore il futuro del rapporto banca-impresa in Italia. Non solo le banche non chiudono l’ombrello quando piove -l’OPA è avvenuta nel 2008, quando ormai i bilanci del Gruppo MBFG mostravano già i segni del dissesto imminente- ma quando anche volessero le garanzie, si accontentano di valori simbolici -Centrobanca ha chiesto il pegno proprio delle azioni Burani- ovvero di penny stock. Il credit crunch non solo non esiste, non è mai esistito.

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