È un mondo difficile, è vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto.

Corrado Faissola, presidente dell’ABI, ha indubbiamente un compito ingrato, che assomiglia abbastanza a quello dell’uomo-azienda Cobolli Gigli all’indomani di Moggiopoli, ovvero difendere l’indifendibile. Nel corso di un’audizione presso la Commissione Finanze della Camera, il nostro ha ricordato che le banche italiane soffrono per la limitata deducibilità delle perdite su crediti –vero: il nostro è l’unico Paese che impedisce, e non solo alle banche, la completa deducibilità delle perdite su crediti-  invocando il rinvio dell’applicazione delle regole di vigilanza prudenziale ormai note come Basilea 3. Non si vede bene cosa c’entrino le due cose e come, soprattutto, sia possibile parlarne contemporaneamente, dal momento che il vero problema che la crisi ha evidenziato riguarda la mancanza di soldi veri nel patrimonio di vigilanza delle banche. Pur senza sottacere l’importanza del problema, la fiscalità anticipata sarebbe bene rimanesse fuori dal computo del patrimonio utile ai fini di vigilanza. Altrimenti significa che per gente abituata a vendere con la massima disinvoltura di tutto a famiglie, imprese e pubblica amministrazione, manca il coraggio di chiamare alla cassa azionisti riottosi. Invece, anche per le banche e per i loro azionisti, felicità a momenti e futuro incerto.

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