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Banche Liquidità Mariella Burani

Cosa c’è nell’agenda Burani.

Giovanni Burani

Gabriele Fontanesi, amministratore delegato di Mariella Burani Fashion Group, in una surreale intervista rilasciata a Monica D’Ascenzo e pubblicata nel Sole 24 Ore di martedì scorso, richiesto di spiegare per quale motivo le banche creditrici, che non hanno raggiunto alcun accordo con MBFG, dovrebbero invece accettare il concordato preventivo, ha risposto come segue:“Non abbiamo raggiunto un accordo con le banche perché la loro richiesta prevedeva che la famiglia Burani ricapitalizzasse la società per un ammontare di 50 milioni di euro. Il cda purtroppo non ha avuto evidenza di questo impegno e abbiamo dovuto procedere altrimenti.”

A quanto pare, anche secondo Fontanesi, la richiesta del 10% del debito accumulato dal Gruppo Burani è eccessiva ed esosa. Talmente esosa che, in effetti, giusto per parlare come si mangia, “il cda purtroppo non ha avuto evidenza di questo impegno.”

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Alessandro Berti Keynes Università

Modelli di previsione e prospetti fraudolenti.

Sir Robert Skidelsky

La lettera di uno studente pone questioni importanti proprio nei giorni immediatamente successivi alla lectio magistralis di R.Skidelsky, di cui viene data nota nel Sole 24 Ore. Sir Robert Skidelsky (per notizie sullo stesso vedi http://www.skidelskyr.com/) ricorda che “i modelli di previsione, che suppongono che si hanno le probabilità calcolabili, sono fondamentalmente dei prospetti fraudolenti. Per farla breve, l’affermazione principale di Keynes era epistemologica: un rifiuto del parere che i partecipanti del mercato abbiano una conoscenza perfetta, o perfino sufficiente, degli eventi futuri. Egli identificava questo come il tacito presupposto chiave della teoria classica del mercato autoregolamentante. Tutto ciò che la teoria delle aspettative razionali ha ottenuto è di rendere esplicito questo presupposto. Fondamentalmente è questo il risultato del rovesciamento della rivoluzione keynesiana.

Che cosa è stato a rendere impenetrabili al calcolo probabilistico grandi parti del futuro? Il mio esempio preferito dagli scritti di Keynes è la sua descrizione di una mela dotata di caratteristiche ‘umane’. La fisica newtoniana ci dice che la mela cadrà a terra sempre ad una velocità determinata dalla forza esercitata su di essa divisa per la sua massa. Ma nessuna previsione del genere può essere fatta in relazione alla mela ‘umana’. Keynes scrive: ‘E’ come se la caduta a terra della mela dipendesse dalle motivazioni della mela, se vale la pena di cadere a terra, se la terra volesse la caduta della mela, e dai calcoli errati da parte della mela su quanto distasse dal centro della Terra’.

Una parte dell’incertezza sulla velocità della caduta della mela può essere attribuita agli errori matematici da parte della mela (‘calcoli errati’), che in linea di principio sono correggibili. Tuttavia, le principali caratteristiche ‘umane’ di cui Keynes dota la sua mela sono le ‘motivazioni’ e le ‘intenzioni. Sono queste le caratteristiche che spezzano il nesso tra l’economia e la fisica, e che rendono l’economia una scienza ‘morale’, non ‘naturale’.”

Fin qui una parte, piccola, ma importante, della lezione di Robert Skidelsky. Insieme alla lettera del mio studente, pongono delle belle domande per chi abbia a cuore non solo il senso dello studio, ma anche l’affronto della realtà e, più in generale, il significato del lavoro di tutti coloro che cercano di far crescere il bene comune. Per questo mi piacerebbe che quella lettera non restasse isolata.

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Banche Fabbisogno finanziario d'impresa Imprese Indebitamento delle imprese

Abbiamo già dato.

In un articolo sul Sole 24 Ore di giovedì 18 febbraio, Nino Ciravegna riporta il parere di Maurizio Marchesini, presidente di Unindustria Bologna, che a proposito di credit crunch e della necessità di ottenere più prestiti per il rilancio, afferma che ”gli istituti nelle proprie valutazioni continuano a prestare più attenzione ai numeri dei bilanci che agli asset immateriali, ricerca, marchi, brevetti, know-how, mercati. E questo penalizza soprattutto le imprese che investono e fanno ricerca e sviluppo.”

Per favore, non ricominciamo con la consueta manfrina degli intangibles, quella che poi conduce all’altra ben nota litania –la creazione di valore- per condurre al crack Burani (1/3 dell’attivo era rappresentato da intangibles, i debiti very tangibles) e non solo. Per favore, evitiamo di evitare i numeri: hanno una loro crudezza, una loro feroce bellezza ed una evidenza impareggiabile, basta fare la fatica di saperli leggere. Dopo aver rimpatriato la bellezza di quasi 100 miliardi, non si può battere cassa in banca, come se niente fosse, ritirando fuori gli intangibles.

Abbiamo già dato.

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Banche calcio minore

Windows dressing.

Gianni Dragoni, in un  articolo comparso sul Sole 24 Ore di martedì 16 febbraio, anticipa i temi della sfida Milan-Manchester United paragonando i principali dati di bilancio delle due società calcistiche.

La squadra di Manchester vanta circa il 50% di ricavi in più rispetto al Milan, 326,84 mln.di € contro 217,45; plusvalenze nette per cessioni giocatori pari a 94,7 mln.di € contro 19,64 mln.di € del Milan; ma soprattutto i debiti complessivi del club di Alex Ferguson sono pari ad oltre 2,2 volte quelli della seconda squadra di Milano (821 contro 364,13).

A che giova avere un risultato ante-imposte positivo di 56,57 mln.di € se i debiti sono un multiplo superiore a 14 volte l’utile prima delle imposte? E se il principale azionista del club mostra un’improntitudine tale da arrivare a proporre ai calciatori di sottoscrivere i bond emessi per pagare i debiti, significa che qualcosa non funziona. Il Manchester era, finanziariamente parlando e non solo, una squadra virtuosa: quotato al London Stock Exchange, sembrava un esempio per tutti in Europa. Sorge il dubbio, vista la sua situazione attuale, che i proprietari precedenti, coloro che hanno ceduto la squadra a Malcolm Glazer, l’abbiano fatto di proposito. Windows dressing, appunto. Forse sarebbe meglio smetterla di fare prediche moralistiche sui bilanci sani dei club di altri paesi, deprecando i debiti italiani, rammentando che mantenere una squadra di calcio è un hobby per miliardari. Grazie al cielo, in Italia, ne abbiamo ancora qualcuno.