Fantasmi svizzeri.

Uno spettro si aggira per il mondo, il terribile avvento di Basilea 3 sta per mettere in ginocchio l’economia mondiale, le banche e, naturalmente, le imprese (per colpa delle banche, che non vorrebbero, ma che saranno costrette a metterle in ginocchio dai cattivi, ovvero i regolatori).

A margine del Convegno ABI dedicato alla presentazione di un volume dedicato alla storia dell’associazione, il Presidente uscente, Corrado Faissola, ha paventato che l’applicazione delle nuova normativa regolamentare in materia di requisiti di capitale, nota come Basilea 3, potrebbe portare “gravissimi danni”, con riflessi sull’economia reale; del pari, “definire i prezzi in via amministrativa sarebbe un ritorno all’antico”. Con singolare capacità di arrampicata sugli specchi, Faissola sostiene che “il patrimonio è essenziale per fare banca, ma le banche devono essere messe in condizione di remunerare il patrimonio”. Forse Faissola non ha letto i dati statistici presentati in numerose ricerche, che hanno evidenziato che anche in Italia, sia pure in misura inferiore rispetto al resto d’Europa e del mondo, le banche, soprattutto le principali, siano state colte dalla crisi con un patrimonio di vigilanza insufficiente, al di sotto del limite minimo fissato da Basilea 2. Il patrimonio, negli anni passati, è stato fin troppo remunerato, riducendo il patrimonio stesso ed incrementando gli utili, con l’assunzione di rischi eccessivi; è cresciuto il ROE, è cresciuta la creazione di valore, non è cresciuta la qualità dei servizi e l’intensità dell’assistenza nei confronti delle imprese, specie PMI. Ma se le cose, per le imprese, continueranno ad andare male, o peggio, la colpa sarà di Basilea 3.

A margine dello stesso convegno, Alessandro Profumo, A.D. di Unicredit ha rivendicato il ruolo dei grandi istituti nell’ABI, rilanciando la candidatura di Giuseppe Mussari di MPS: per capirci, l’aquila che ha condotto la banca senese all’acquisto degli sportelli di Antonveneta per la modica cifra di 9 miliardi, dovendoli poi rivendere a prezzo vile per non violare la normativa antitrust. La colpa delle piccole banche sarebbe quella, secondo Profumo, di avere “diviso” la categoria, rimarcando le differenze proprio nel mezzo della crisi finanziaria, quando sarebbe occorso recuperare la reputazione delle banche stesse. In altre parole: condividiamo la responsabilità morale dei miei comportamenti opportunistici, gli utili da essi derivanti, tuttavia, sono acqua passata e hanno creato valore per me. Il mitico Ricucci avrebbe una frase esplicativa delle affermazioni di Profumo, in questo blog, letto anche da giovani creature innocenti, dobbiamo limitarci a ricordare l’esortazione di Alberto Sordi, “armiamoci e partite”.

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