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Borsa Risparmio e investimenti

Mifid’s re-styling.

Boris Karloff in Frankenstein

Si parla di rivedere la MIFID, la normativa europea introdotta tre anni fa e che, sostanzialmente, ha fallito gran parte dei suoi obiettivi.

Il regolatore europeo, dopo aver dato bella prova di sé definendo il diametro dei legumi ed altre amenità simili -della scandalosa ammissione della Grecia con i suoi bilanci taroccati all’epoca del prof.Prodi sarà il caso di riparlare- sta rimettendo mano alla direttiva. Il CESR (Committee of European Securities Regulators) sta elaborando i testi preparatori.

La direttiva MIFID, nata con le migliori -come di consueto- intenzioni, intendeva limitare e contenere al massimo i costi per i risparmiatori, introducendo la possibilità di aprire nuovi mercati e venendo meno al principio della concentrazione degli scambi (e della significatività dei prezzi in essi espressi). A tre anni dalla sua introduzione la MIFID, se da un lato ha contribuito a prosciugare la liquidità nei mercati proprio nel momento peggiore della crisi -la concentrazione degli scambi in un unico mercato avrebbe ad evidenza attenuato il problema- dall’altro ha portato benefici, ma non ai risparmiatori al dettaglio, bensì agli investitori istituzionali ed ai grandi broker. Da ultimo, nel nostro Paese, ha ingessato l’operatività dei risparmiatori e delle banche, in nome del principio che i rischi si gestiscono meglio evitandoli del tutto. Siamo sicuri che basti un re-styling?

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ABI Banche Unicredit

Alta reputazione e diritti di voto.

Le dichiarazioni di Giovanni Bazoli circa un via libera di Intesa a Mussari per la presidenza dell’ABi rafforzano il convincimento di chi punta sul nome espresso da Siena per la poltrona dell’Associazione che raggruppa i banchieri, in particolare di Alessandro Profumo, a.d.di Unicredit. E’ noto che quest’ultimo aveva espresso il convincimento che le grandi banche dovessero contare di più in ABI, nonostante proprio per un gentlemen agreement le stesse autolimitino il loro peso nell’associazione. Se contassero i voti per il loro peso, avrebbe indubbiamente ragione Profumo: e, di norma, così dovrebbe essere. A Profumo ha risposto il presidente di Carifossano, Giuseppe Ghisolfi, in rappresentanza dei piccoli, sostenendo che “le banche territoriali godono di un’alta reputazione presso il pubblico”. Ma la presidenza dell’ABI, e Profumo dovrebbe saperlo, non può essere semplicemente espressione di quelle grandi banche, Unicredit e MontePaschi in primis, che negli ultimi anni, quanto a reputazione, non hanno proprio brillato. La questione  fa venire alla mente il grande Enrico Cuccia, fondatore e guida di Mediobanca, quando affermava che i voti si pesano e non si contano. Certo, l’ambito è diverso e la frase del grande banchieri siciliano era strumentale al ruolo della grande banca d’affari milanese nel capitalismo italiano. Ma sarebbe il caso di continuare a pesarli, quei voti in ABI, non appunto in base alla dimensione, bensì alla reputazione.

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Università

Non concedono più niente alla fantasia, all’umore, al divertimento proprio.

Frères Jacques alla Rose Rouge. La prima sera m’incantano. Nelle sere successive si scopre l’organizzazione professionale dei loro scherzi, sempre identici. Stabilita l’azione, non concedono più niente alla fantasia, all’umore, al divertimento proprio: ripetono con mostruosa esattezza. Ho visto Peppino De Filippo recitare quattro volte la medesima commedia con sempre nuove invenzioni. Egli stesso non ricordava certe felici battute della prima rappresentazione. Forse la nostra salvezza è nel non credere che la perfezione esista, o semplicemente nel trovarla noiosa.

Ennio Flaiano, Diario degli errori, Adelphi 2010