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Banche Strumenti finanziari

Giornalismo anglosassone.

La presunta truffa ai danni del Comune di Milano, il cui funzionamento riecheggia quello di tante situazioni analoghe, viste sia per gli enti pubblici territoriali, sia per le piccole e medie imprese, ha smosso l’amor patrio del Financial Times e di altri quotidiani anglosassoni, preoccupati per la deriva “giustizialista” della Procura di Milano, che se la prende con Jp Morgan, Deutsche Bank, Ubs e Depfa perché, appunto, sarebbero banche estere. Anzi, come ricorda la celeberrima rubrica Lex Column, le banche sarebbero “facili prede” sui cui avventarsi ed il Comune di Milano non starebbe facendo bella figura, poiché i derivati sottoscritti sono diffusi in tutta Europa.

A parte l’uso strumentale -di pessimo giornalistico- delle inchieste giudiziarie, valide e ben fatte quando servono per definire il Presidente del Consiglio “unfit to lead”, molto meno condivisibili se toccano il cuore dell’industria (unica) nazionale britannica, i giornalisti che si stanno occupando di difendere l’indifendibile ignorano o fingono di ignorare ciò che conosce persino il redattore di queste note (che sostiene da tempo che i professori universitari sono, absit iniuria verbis, tonti). Ovvero che esistono divisioni e settori, soprattutto nelle grandi banche internazionali, che si occupano di inventare prodotti finalizzati a procurare utili alle banche stesse, ai danni della clientela. Piuttosto, derivati o no, sarebbe ora di fare qualche ragionamento, perlomeno in Italia, su natura, qualità e durata del fabbisogno finanziario degli enti pubblici. I debiti, come insegna la tecnica bancaria, non cambiano consistenza, se si modificano le condizioni di tasso: e, soprattutto, ciò che non si modifica è la capacità di rimborso.

Buon lavoro ai Pubblici Ministeri. E per quello che ho visto in passato (caso Parmalat) buon lavoro ai colleghi che assisteranno le banche in questione: loro hanno già vinto.

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Bolla immobiliare Cormac McCarthy Crisi finanziaria USA

Sono tempi duri, più duri del granturco vecchio.


Leonard.

Eh.

Mi stai dicendo che vogliono riprendersi il terreno dov’è sepolto il tuo vecchio?

Possono farlo Sut?

Non ne ho idea.

Be’ io conosco un tipo che una volta sono venuti e gli hanno portato via la dentiera perché non aveva mai pagato le rate.

Vedrò di informarmi. Hanno veramente parlato di riprenderselo?

Così mi hanno detto, Sut, se lei non paga entro il dieci arrivano.

Suttree guardò quel volto serio e tirato. Scosse la testa perplesso.

Sono tempi duri, più duri del granturco vecchio, disse Leonard. Perlomeno a casa nostra.

Cormac McCarthy, Suttree, Einaudi.

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Educazione Risparmio e investimenti USA

Cialtroni (e idioti) a stelle e strisce.

La Security and Exchange Commission (SEC) americana ha smascherato e messo sotto accusa per frode Sean David Morton, sedicente guru della finanza americana, che affermava di aver “indovinato tutti i massimi e i minimi  dei mercati e le date esatte dei rialzi e dei crolli negli ultimi 14 anni”. Il mago Norton ha truffato un centinaio di persone, per circa 6 milioni di dollari, regolarmente e prevedibilmente spariti. Eppure, anche negli USA ci sono le regole, la vigilanza, non sono latini etc…che sia, per l’ennesima volta,  una questione di educazione?

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Risparmio e investimenti

Come si fa?

Warren Buffett

Come si fa a non stimare quest’uomo?

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Banche Mariella Burani

Hanno staccato la spina (era ora).

Ore 14. Il Tribunale di Reggio ha dichiarato lo stato di insolvenza di Mariella Burani Fashion Group dando formalmente il via libera alla procedura che, tra un mese, potrebbe portare all’amministrazione straordinaria del gruppo di moda secondo le norme del decreto legislativo 270 del 1999, il cosiddetto “Prodi-bis”; allo stesso tempo i giudici hanno imposto agli amministratori Mbfg la consegna dei libri contabili entro due giorni.

Nello specifico il commissario nominato dal foro reggiano è il commercialista campano Francesco Ruscigno, già indicato nella terna del Ministero dello Sviluppo economico, che avrà ora il compito di stilare entro 30 giorni una relazione (da sottoporre all’attenzione del Tribunale e del Ministero) per verificare l’eventuale esistenza di prospettive di riequilibrio delle attività aziendali. Solo in quest’ultimo caso, come prevede la legge, Mariella Burani potrà essere ammessa all’amministrazione straordinaria dallo stesso Tribunale di Reggio.

L’avvocato della casa di moda, Alessandra Giovetti, ha commentato sostenendo che “ci sono due strade possibili: la cessione di asset oppure la ristrutturazione tramite un concordato giudiziario”. Il prossimo 26 ottobre, inoltre, sarà avviata la verifica delle valutazioni riguardanti le domande dei creditori del gruppo: la seconda e la terza udienza, invece, si terranno rispettivamente il 2 e il 9 novembre.

Soddisfatte Cgil e Filctem Cgil di Reggio, che hanno già annunciato di voler chiedere a breve un incontro preliminare con Ruscigno per fare il punto sulla situazione ma che puntano il dito contro i lunghi tempi del procedimento. “Tale decisione, purtroppo, giunge dopo troppi mesi di incertezza per l’impresa e dopo troppi tentativi, veri o presunti, falliti da parte della proprietà. Ora occorre che il commissario giudiziale nominato riesca ad inquadrare al più presto le ragioni del dissesto finanziario, affinché si delinei tempestivamente un vero piano industriale teso al risanamento globale del gruppo e soprattutto alla salvaguardia dei posti di lavoro a partire da quelli di Cavriago. Come sindacato siamo convinti esistere ancora forti potenzialità di rilancio industriale di tutto il gruppo Mbfg, valorizzando appieno marchi, prodotti e capacità ed esperienza professionale di lavoratrici e lavoratori”.

da http://www.reggio24ore.com

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Inter

King of the jungle.

Lucio

In certi casi, è meglio citare.

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Banche Relazioni di clientela Unicredit

Come gestire un ircocervo.

Dunque gli azionisti di Unicredit non vedrebbero di buon occhio la riorganizzazione prospettata dall’amministratore delegato Profumo con la proposta nota ormai come quella del “bancone”. Ovvero, dopo avere sborsato montagne di quattrini (e per la verità, anche dopo averli incassati, a titolo di dividendo, quando le cose andavano bene) le Fondazioni bancarie avrebbero chiesto a Dieter Rampl di far rinviare l’approvazione del piano di riorganizzazione. La prima sensazione che si avverte, oltre a quella che i sicuri beneficiati di tutta questa operazione siano i consulenti di organizzazione -quelli vecchi e quelli nuovi, ammesso che ce ne siano veramente, di nuovi- è quella di una forte discontinuità con il passato. In altre parole gli azionisti non sono più disposti a proseguire in un vero e proprio “eccesso di delega” nei confronti di Profumo, che ha peraltro sempre rifiutato un vice-direttore generale, diluendone la figura ed il ruolo in tre (sic) deputy-ceo. La seconda percezione, nel leggere le cronache della vicenda, riguarda il modello di intermediazione prescelto. La grande banca internazionale di transazione non può essere, per definizione, ruolo e vocazione, anche banca di relazione, o come usa dire ora in Italia, banca dei territori. O è una cosa o è l’altra. Altrimenti è un ircocervo, fantastico animale mitologico. Che non esiste.

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Regno Unito Rischi USA Vigilanza bancaria

Se le regole le fanno gli altri.

Le proposte in discussione presso l’Unione Europea allo scopo di definire una direttiva sugli hedge fund non piacciono molto, né agli americani, né agli inglesi. Ai primi perché la direttiva, che riguarda i fondi alternativi di investimento (hedge fund, fondi di private equity, sulle commodities etc..) richiede ai fondi extraeuropei con asset superiori ai 100 mln.di euro l’approvazione da parte di ogni singola autorità nazionale per poter operare in Europa. Ai secondi la proposta di direttiva non piace perché l’industria dei fondi di investimento alternativi si è insediata stabilmente a Londra e sarebbe altamente indesiderabile per i britannici che l’unica industria rimasta sull’isola, quella finanziaria, sia “costretta” ad emigrare, per esempio, in Svizzera. Il nuovo regime non dovrebbe entrare in vigore prima del 2012, ma il fuoco di sbarramento delle lobbies è, ovviamente, già cominciato. Ciò che pare allarmare gli americani è la possibilità che la normativa sia in realtà un pretesto per creare barriere all’entrata ai fondi extra-comunitari, obbligandoli a rispettare regole Europee o a detenere liquidità presso banche dell’Unione. E’ comprensibile la pressione lobbistica e la difesa di interessi, se non legittime, perlomeno comprensibili (a nessuno può essere chiesto di mettere allegramente da solo la testa nel cappio). Peraltro la riforma delle regole proposta dagli USA innalza l’obbligo di registrazione a 150 mln.di dollari di asset gestiti, ma limita la loro applicazione ai soli fondi hedge, escludendo i fondi di private equity e di venture capital. La proposta americana è tutt’altro che peregrina, pur tenendo conto che il venture capital ed il private equity sono nati negli USA: nessuno, peraltro, ha dimostrato, che gli intermediari attivi nel capitale di rischio delle imprese siano in qualche modo responsabili della crisi, come non esistono evidenze empiriche riguardo agli hedge. Il problema, sia per gli americani, sia per gli inglesi, è la perdita di credibilità avvenuta durante la crisi; e se in tempi normali è difficile influenzare la redazione delle regole in casa altrui, dopo la crisi globale non sono i paesi del FIRE (Financial, Insurance, Real Estate), secondo la felice definizione di Tremonti, a poter impartire lezioni.

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Imprese

Moda democratica.

Ci sarebbe da usare un unico tag, idiozie, e nessuna categorie, uncategorized, appunto, per la notizia proveniente dal Giappone circa i 15 dipendenti di Prada dei quali è stato chiesto il licenziamento perché brutti, vecchi e grassi, non coerenti con lo stile della maison. Sarebbero idiozie se non ci fossero di mezzo posti di lavoro, persone ed il loro futuro. Siamo ansiosi di conoscere come tratterà la vicenda il grande giornalista collettivo, quello che non manca mai agli appuntamenti con la democrazia in pericolo (e nemmeno con i ricchi inserzionisti).

La signora Prada, puntualmente fotografata dal Corriere quando in gioventù sfilava per i diritti delle donne, non si perita tuttavia né di licenziare per le ragioni suddette,, né tantomeno di produrre il made in Italy in Vietnam. Ci siamo persi qualcosa sulla democrazia, ma da quanto riusciamo a capire deve essere riservata a gente molto alla moda ed in forma perfetta: quanto al Vietnam, siamo certi che la signora Miuccia, mentre suo marito si esercitava a rompere specchi a martellate, ha manifestato anche per quello. Perché lo liberassero, per poterci costruire una bella fabbrichetta di moda: democratica.

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Analisi finanziaria e di bilancio Banca d'Italia Banche Rischi Vigilanza bancaria

Scorte di attività prontamente liquidabili.

Giovanni Carosio

Giovanni Carosio, vice-direttore generale della Banca d’Italia, nel corso di un’audizione alla Camera dei Deputati, ha affermato che “appare chiara sin d’ora la necessità che le banche italiane aumentino le scorte di attività prontamente liquidabili”. L’audizione di Carosio e le affermazioni che in un ambito così rilevante sotto il profilo istituzionale sono state enunciate meriterebbero molte riflessioni. Il vice-direttore generale di Banca d’Italia, infatti, pur nella consapevolezza che le banche italiane abbiano sofferto meno per la crisi ed abbiano continuato senza problemi sostanziali nella loro attività di raccolta, si è anche detto consapevole che la nuova regolamentazione, nota ormai come Basilea 3 richiederà adeguamenti significativi. Se l’introduzione del leverage ratio (il rapporto massimo fra rischi assunti ed attività a debito) non dovrebbe comportare grandi problemi, provocando semmai un “ripensamento dei modelli di business di alcune banche”, costrette altrimenti a ricapitalizzare in misura assai elevata, al fine di proseguire nella gestione di attività innovative e maggiormente rischiose, potrebbero risultare di maggiore impatto le regole per il calcolo del patrimonio di qualità primaria. Quello per il quale, appunto, le banche italiane sono chiamate ad aumentare la scorta di attività prontamente liquidabili. Premesso che non si può che concordare con la notazione di Carosio, tanto più che egli stesso sostiene che dall’inasprimento delle regole dovrebbe beneficiare l’attività tradizionale di credito, rimane una perplessità, legata alla lunga frequentazione di uffici fidi e di analisi istruttorie. Riusciranno le banche italiane a comprendere fino in fondo quanto loro richiesto, quando, per lunghi anni (e, a quanto pare anche ora) hanno continuato a considerare le scorte presenti nel bilancio delle imprese alla stregua di liquidità differite? Il dubbio rimane: così come rimane la curiosità, probabilmente destinata a rimanere irrisolta, sull’inventore di quella durevolmente dannosa scemenza contabile che identifica nel magazzino una liquidità, appunto, differita.