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Venerdì Santo

Hyeronimus Bosch, Cristo al Calvario

E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!». Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. E’ il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.
Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce:  «Elì, Elì, lemà sabactàni?» , che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano:  «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano:  «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!». 

E Gesù, emesso un alto grido, spirò.
Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

Matteo, 26

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Banche Fabbisogno finanziario d'impresa Imprese Indebitamento delle imprese PMI

Tiramisu

Emma Marcegaglia rievoca nuovamente i fantasmi del credit crunch, chiedendo alle banche di non fermarsi alle valutazioni numeriche, per quanto riguarda i bilanci 2009, ormai in dirittura d’arrivo, ma di andare oltre. La Presidente di Confindustria afferma in particolare: «Non vogliamo che il sistema bancario supporti aziende decotte, ma chiediamo che si vada al di là della mera valutazione dei numeri specifici e si cerchi di capire, invece, la capacità delle imprese di di tirarsi sù e di cogliere le opportunità che sono sul mercato».

Il discorso di Marcegaglia è corretto e condivisibile, soprattutto laddove coglie uno dei punti sui quali le banche dovrebbero soffermarsi maggiormente, il contesto nel quale sono maturate le performances 2009: difficile immaginare bilanci in utile, aziende spensierate, in grado di fare redditi e cassa. Il discorso di Marcegaglia, però, proprio perché è corretto, è anche impegnativo. Qualche tempo fa, su questo blog è stato ricordato il caso di quell’imprenditrice veneta, Monica Galvanin la quale, nel mentre lamentava la scarsa attenzione delle banche per un’operazione palesemente sproporzionata alle proprie forse (vedi rapporto debiti finanziari/fatturato) candidamente si chiedeva che fare dei tanti capannoni vuoti e sfitti acquisiti dalla sua impresa. Uscire dalla crisi non è e non sarà facile, le banche e le imprese dovranno fare la loro parte. Ma le imprese devono cominciare ad avere maggiore consapevolezza di quello che fanno, una maggiore coscienza di natura, qualità e durata del proprio fabbisogno finanziario. Sapere il perché si chiede è il modo migliore per chiederlo.