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Imprese PMI

Piccolo è (davvero?) bello.

La fine del Vinitaly, che ho seguito non da vinificatore, ma da analista di bilanci del settore ha stimolato molte riflessioni. Da quella fatta dall’amico Gabriele, uno dei giovani imprenditori di Confbottiglia, traggo spunto per qualche ragionamento. Arido, senza cuore, privo di sentimenti: ma secondo me necessario.

Io non credo che piccolo sia bello “a prescindere”. Nel contempo sono assolutamente certo che tutti gli aspetti positivi dell’essere “artigiani” abbiano una valutazione extra-economica, non quantificabile, e che risiede nell’autorealizzazione personale, nella soddisfazione per le cose fatte bene e con le proprie mani. Il problema è che la dimensione non è un’invenzione degli economisti o dei ragionieri, è ciò che mi consente di stare a galla oppure no, perché con una certa dimensione si sopravvive, raggiungendo un certo livello di vendite, superiore al punto di pareggio. Sotto quel livello, si affoga. Anche se si fa qualcosa di bello, speciale, particolare, con le proprie mani: i conti, gli hard numbers, come li chiamano negli USA, costringono a fare i conti con la realtà. Perlomeno, e da questo punto mi piacerebbe che si cominciasse a riflettere, sul fatto che dalla produzione in avanti occorre distribuire, commercializzare, farsi vedere. Ne parliamo?