Educare i giovani al senso del lavoro.

Ratko Rudic, coach della nazionale croata di pallanuoto

Settimana scorsa ho partecipato alla tavola rotonda finale del convegno, organizzato da SeF Consulting a Dubrovnik, intitolato “I giovani ed il credito cooperativo”.

Mi hanno colpito molte cose di un convegno che, a dispetto del luogo –e del meteo, vivaddio bello e caldo- è stato denso di lavoro, partecipato dai presenti, operoso ed importante. Vi sono temi sui quali sarà bene ritornare, una volta pronti gli atti, in particolare per quanto riguarda la necessità di specifiche politiche rivolte ai giovani clienti-soci, componenti indispensabili di un sistema, quello delle banche locali, che può mantenere e rafforzare i propri legami col territorio solo se sa rivolgersi alle nuove leve del territorio stesso, i giovani appunto.

Ho avuto la fortuna di partecipare ad un workshop sui giovani dipendenti, che ha rimesso al centro della questione il tema fondamentale dell’educazione, aggiustando il tiro rispetto a chi porta responsabilità manageriali, di guida e di conduzione. In altre parole, la questione della selezione e del reclutamento, dell’inserimento e dei valori condivisi nel luogo di lavoro non può essere ridotta ad una mera questione organizzativa o di modello di relazioni interne, ma deve coinvolgere l’impegno e la testimonianza di chi, al credito cooperativo, partecipa con ruoli di responsabilità.

La tavola rotonda finale ha visto la partecipazione di personaggi di spessore. Due su tutti: Ratko Rudic, ex commissario tecnico della nazionale italiana di pallanuoto –e con essa medaglia d’oro a Barcellona- e Patrizia Foghieri, responsabile risorse umane di Novo Nordisk. Del primo mi ha colpito la capacità di ricondurre i talenti ad una capacità, quella dell’allenatore, di ordinare l’istinto alla ragione (Rudic ha affermato che il talento si esprime nella squadra). Della seconda la modalità indubbiamente singolare –e positiva- di condurre i colloqui di selezione e l’impostazione del rapporto di lavoro, improntati a privilegiare la valorizzazione del capitale umano ed a cogliere le esigenze di realizzazione, anche personale, dei neo-assunti.

Vale la pena ragionare sul significato del lavoro ascoltando testimonianze come queste, perché l’educazione è possibile, come ha ricordato Sergio Gatti, solo se ci sono testimoni.

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