Categorie
Analisi finanziaria e di bilancio Capitale circolante netto operativo Crisi finanziaria Fabbisogno finanziario d'impresa Germania Imprese Indebitamento delle imprese PMI Sud

Cultura tedesca e “flessibilità” italiana.

Desta tristezza la lettura del servizio di Franco Vergnano sul Sole 24 Ore di oggi, nella rubrica economia ed imprese. Anticipando il rapporto che Cribis D&B renderà pubblico nel corso di un convegno sulle difficoltà a riscuotere i crediti da parte delle imprese, l’amministratore delegato Marco Preti ha reso noto che:

  1. l’Italia è agli ultimi posti in Europa per puntualità;
  2. da tre anni in qua la situazione è andata peggiorando;
  3. le Pmi si comportano meglio delle grandi imprese;
  4. il Mezzogiorno è l’area più morosa fra le varie zone del nostro Paese.

Preti sottolinea la migliore puntualità delle piccole rispetto alle grandi, motivandola con il minore potere contrattuale legato alle dimensioni modeste: in buona sostanza chi paga puntualmente lo fa perché non può fare diversamente.

L’argomento non è nuovo, la tradizionale morosità del Mezzogiorno è storia vecchia nella prassi italiana. E, d’altra parte, il credito di fornitura è una componente importante del capitale circolante netto operativo: chi dilata i propri tempi di pagamento comprime il proprio circolante, chi subisce tale dilatazione, al contrario, vede manifestarsi l’effetto spugna. Le conclusioni cui giunge lo studio sono coerenti con le analisi che nel tempo hanno individuato nel circolante netto operativo un fattore di fabbisogno che copre circa il 75% dei bilanci delle piccole imprese italiane.

Nello stesso articolo il presidente di Anima (le aziende della meccanica) ci rende edotti sul fatto che i suoi clienti tedeschi paghino a 8 giorni richiedendo un piccolo sconto (l’1% non rappresenta, in realtà, uno sconto tanto piccolo, se commisurato su base annua) oppure il prezzo intero a 30 giorni. I tedeschi hanno attraversato la crisi come noi, eppure pagano a 8 oppure 30 giorni. Forse non è altro che una questione culturale. E la cultura si fa con i comportamenti, prima di tutto personali ed aziendali, e poi improntando le relazioni commerciali ad una seria e rigorosa selezione della clientela: ovvero, ciò che vale si paga presto e bene, per non far sì che chi vuole pagare poco e male rovini il mercato. Vendere, per non incassare mai, riduce i margini faticosi di chi lavora fino ad azzerarli, riducendo il fatturato, veramente, a vanità. Meglio dire: “nein!”

Categorie
Crisi finanziaria Disoccupazione

Riparazioni.

L’architettura dell’euro è fragile perché include nella stessa moneta economie forti e deboli e le seconde non lo reggono per poca base industriale e produttività. La moneta unica resterà a rischio di dissoluzione fino a che la soluzione di questo problema non sarà stata avviata in modi credibili. Ma è molto difficile riparare l’eurosistema con un difetto genetico così invalidante. Soluzioni? Quattro sono sul tavolo: 1) costringere tutti al rigore contabile, cioè a diventare tedeschi; 2) istituire un governo economico europeo che trasferisca risorse di compensazione dai forti ai deboli; 3) indebolire l’euro in modo da evitare la combinazione distruttiva moneta forte/economia debole; 4) escludere dall’area monetaria le economie deboli e disordinate, permettendo loro di riaggiustarsi via svalutazione competitiva ed eventuale insolvenza del debito. La quarta non è fattibile perché causerebbe una crisi bancaria/finanziaria globale. La prima costringe economie deboli a deflazioni che le renderanno ancor più deboli con rischio di rivolta delle popolazioni impoverite. La seconda implica assistere i poveri via denari fiscali dei paesi ricchi, con due problemi: rivolta “leghista” dei ricchi e inefficacia del denaro assistenziale nel trasformare i deboli in forti che diventerebbe un finanziamento del differenziale nord-sud intraeuropeo e non una sua riduzione.

La terza è in atto come disponibilità della Bce a comprare titoli di debito e obbligazioni eurodenominate di valore incerto per tamponare la sfiducia sulla loro solvibilità. Di fatto significa stampare moneta, anche se negato dalla Bce, e così indebolire l’euro. I dati di cronaca rendono probabile che i governi adotteranno la prima, ma attutita dalla terza, cioè più rigore alla tedesca per tutti con una gestione monetaria flessibile, all’americana. Per salvare l’euro la Bce ammetterà un cambio svalutato utile alle economie deboli (e forti) per crescere, in cambio della disponibilità dei loro governi a tagliare spesa e ridurre il debito, cosa che attutisce l’indebolimento dell’euro stesso. Questo compromesso fra Trichet e gli eurogoverni è intelligente: datemi ordinecontabile e io ne ridurrò l’impatto per via monetaria. Alla rubrica non piace perché comporta inflazione, però si rende conto che altra soluzione, a breve, non c’è. Ma una strutturale prospettica c’è. Poiché il compromesso detto ha bisogno della complicità del dollaro per funzionare, tanto vale estenderla e avviare una convergenza permanente euro-dollaro che sanerebbe i guai di ambedue.

Carlo Pelanda, Quale delle quattro soluzioni sul tavolo è la migliore per riparare l’eurosistema, Il Foglio 11 maggio 2010