Riparazioni.

L’architettura dell’euro è fragile perché include nella stessa moneta economie forti e deboli e le seconde non lo reggono per poca base industriale e produttività. La moneta unica resterà a rischio di dissoluzione fino a che la soluzione di questo problema non sarà stata avviata in modi credibili. Ma è molto difficile riparare l’eurosistema con un difetto genetico così invalidante. Soluzioni? Quattro sono sul tavolo: 1) costringere tutti al rigore contabile, cioè a diventare tedeschi; 2) istituire un governo economico europeo che trasferisca risorse di compensazione dai forti ai deboli; 3) indebolire l’euro in modo da evitare la combinazione distruttiva moneta forte/economia debole; 4) escludere dall’area monetaria le economie deboli e disordinate, permettendo loro di riaggiustarsi via svalutazione competitiva ed eventuale insolvenza del debito. La quarta non è fattibile perché causerebbe una crisi bancaria/finanziaria globale. La prima costringe economie deboli a deflazioni che le renderanno ancor più deboli con rischio di rivolta delle popolazioni impoverite. La seconda implica assistere i poveri via denari fiscali dei paesi ricchi, con due problemi: rivolta “leghista” dei ricchi e inefficacia del denaro assistenziale nel trasformare i deboli in forti che diventerebbe un finanziamento del differenziale nord-sud intraeuropeo e non una sua riduzione.

La terza è in atto come disponibilità della Bce a comprare titoli di debito e obbligazioni eurodenominate di valore incerto per tamponare la sfiducia sulla loro solvibilità. Di fatto significa stampare moneta, anche se negato dalla Bce, e così indebolire l’euro. I dati di cronaca rendono probabile che i governi adotteranno la prima, ma attutita dalla terza, cioè più rigore alla tedesca per tutti con una gestione monetaria flessibile, all’americana. Per salvare l’euro la Bce ammetterà un cambio svalutato utile alle economie deboli (e forti) per crescere, in cambio della disponibilità dei loro governi a tagliare spesa e ridurre il debito, cosa che attutisce l’indebolimento dell’euro stesso. Questo compromesso fra Trichet e gli eurogoverni è intelligente: datemi ordinecontabile e io ne ridurrò l’impatto per via monetaria. Alla rubrica non piace perché comporta inflazione, però si rende conto che altra soluzione, a breve, non c’è. Ma una strutturale prospettica c’è. Poiché il compromesso detto ha bisogno della complicità del dollaro per funzionare, tanto vale estenderla e avviare una convergenza permanente euro-dollaro che sanerebbe i guai di ambedue.

Carlo Pelanda, Quale delle quattro soluzioni sul tavolo è la migliore per riparare l’eurosistema, Il Foglio 11 maggio 2010

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