Quanto conviene il fotovoltaico? Le bufale della green economy.

Oggi, durante una lezione assai tosta sulla valutazione delle imprese di costruzioni, parlando di investimenti è venuta fuori la vicenda del fotovoltaico, ovvero di quell’investimento in fonti energetiche alternative che, fortemente incentivato dallo Stato, nella mente di più di un imprenditore rappresenta una specie di Eldorado, la nuova frontiera di guadagni lauti e politically correct, in quanto verdi.

Il lettore paziente troverà alla fine di queste brevi note un prememoria, redatto al volo proprio oggi, durante la discussione di un caso. Le cifre sono quelle presentate da un’azienda che propone il fotovoltaico fra i propri prodotti. I dati, pertanto, sono quelli presentati da chi ha interesse a far sì che l’operazione sia avviata e l’investimento effettuato.

Vi sono alcuni dati di tutta evidenza:

  1. l’investimento si ripaga, se tutto va bene (per esempio, se Tremonti non taglia i fondi: l’esempio di Zapatero lo dimostra) in un arco di tempo del tutto improponibile, ovvero almeno 9/10 anni;
  2. senza il contributo pubblico, il tempo di rientro dell’investimento è pari a circa 50 comodi anni (nulla, in confronto all’eternità);
  3. si ignora del tutto il “rischio” che, nel frattempo, qualche giovane cervello emigrato all’estero -o ivi residente- inventi le cellule di idrocarburi autoriproducenti o, più banalmente, faccia andare le macchine con il battito delle ciglia;
  4. a tacer del fatto che, nel frattempo, potrebbe risultare più conveniente produrre energia in altro modo;
  5. si evita accuratamente di domandarsi come mai, se un investimento è così conveniente, esso stia in piedi solo grazie a contributi pubblici;
  6. last but not least, oggi ho appreso che investimenti di tal fatta sono accordati dalle banche a tassi del 2,5%;
  7. ma se si considerasse il costo del capitale per quello che esso è, ovvero comprensivo del premio al rischio, il 2,5% apparirebbe un tasso ridicolo, e le valutazioni andrebbero fatte scontando i flussi di cassa a tassi ben più elevati;
  8. in tal caso il tempo di rientro dell’investimento, rappresentato dal momento in cui il VAN è pari a zero, si allunga ulteriormente, fino a diventare, di fatto, una chimera.

Tutto questo, unito alle considerazioni apparse sulla stampa circa, per esempio, l’inservibilità (ai fini della produzione di energia, nonché verde, in Spagna) del fotovoltaico, fa disperare per la sorte di tutte quelle imprese che, dimentiche della loro missione originaria e della necessità di irrobustire, ritrovare o rinnovare la formula competitiva, investono sulle fonti alternative, come se fare gli elettrici fosse diventato un business per tutti. E, soprattutto, come se un investimento che per reggersi in piedi ha bisogno del contributo statale per il 70%, fosse davvero conveniente.

Convenienza_fotovoltaico

16 Comments »

  1. Fino a quando allo Stato percepirà sotto forma di tasse sulla benzina il 70% circa di ciò che paghiamo ai distributori, e fino a quando questa fonte primaria di energia che è il petrolio non finirà del tutto… 50/60 “dicono” , Non si parlerà mai bene delle energie alternative. Una grande impresa italiana. Autogrill non è più soggetta da circa un anno al monopolio energetico di Enel o altri. Infatti ormai su tutto il territorio nazionale nei parcheggi autogrill sono presenti i tanto temuti pannelli solari. I quali probabilmente avranno fatto aumentare il prezzo del panino Amalfi o del toast carciofi e formaggio ma di sicuro ha creato dei presupposti di auto-produzione di energia elettrica, Cosa che farò non appena avrò una casa tutta mia… lo spero!!

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    • Buongiorno Antonio, il problema del fotovoltaico non è il fotovoltaico in sè e nessuno discute la necessità di fonti enrgetiche pulite e rinnovabili. E’ discutibile che tante imprese ci si gettino a capofitto dimenticando che la redditività sta altrove. Autogrill non ha bisogno del fotovoltaico per fare utili, per molti imprenditori è, invece, l’ultima sbagliatissima spiaggia.

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  2. Il 1 maggio, in un articolo del Sole 24 Ore, Jacopo Giliberto ci avvisa di un possibile “rischio bolla” nel settore del fotovoltaico. “Anni fa l’ufficio classico con quattro impiegati riusciva a gestire le poche decine di pratiche l’anno”. Ad oggi, invece, “sono state depositate a Terna e all’Enel circa 45 mila domande per 152 mila MW…Tre volte la richiesta elettrica massima nell’ora di punta dell’intera Italia”.
    Dal grafico riportato accanto all’articolo, si nota che il 75% sul totale delle richieste, in termini di potenza in MW, proviene dal Sud Italia, dove il sole picchia talmente forte da sciogliere l’animo ambientalista di moltissimi meridionali.
    Ma attenzione: quelle piccole imprese che si sono buttate sul settore green, avranno anche un core business tanto robusto col quale affrontare l’impatto della fine degli incentivi? Speriamo di sì.

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  3. Ci sono altri elementi sottaciuti.
    Ad esempio, i piani di ammortamento dell’investimento, non considerano né i costi di eventuali manutenzioni, né quelli di smaltimento dei pannelli esauriti (problema che, quanto a “eco-pensiero”, va attentamente considerato).
    Inoltre, solitamente nei calcoli di rientro dell’investimento, si considera il risparmio sulla bolletta ordinaria, però calcolato sulla tariffa attuale e senza tener conto che, proprio in ragione della rivendita di energia autoprodotta, quel costo (i.e. risparmio) potrebbe ridursi, allungando i tempi di pareggio.
    Infine, i rendimenti dei pannelli vengono spesso “venduti” con l’indicazione della loro massima efficenza; peccato però che tale efficenza, oltre a diminuire nello spazio (collocazione geografica, inclinazione pannello, etc.) diminuisca anche nel tempo (stagioni, trascorrere del tempo, etc.)
    Mi risulta, infine, che in Germania, venuti meno i contributi statali, siano crollate le installazioni.
    Ciao
    Tiggy

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    • Grazie a Tiggy per il contributo. Non credo che ci sia molto da aggiungere, forse se le organizzazioni imprenditoriali e le banche cominciassero a fare qualche riflessione non sarebbe male.

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  4. Navigando in internet, sto cercando di capire se conviene o no montare dei pannelli fotovoltaici. Mi sono reso conto che nessuno può garantirne la convenienza. Di sicuro so che tutti gli impianti montati funzionano in modo improprio, sprecando un buon 40% dell’energia prodotta.
    Mi chiedo che motivo c’è di montare un inverter che emetta 220V consumando una parte di energia, e poi nel televisori trasformarla di nuovo a 12V in continua sprecando altra energia. A questo punto non sarebbe logico produrre elettrodomestici senza trasformatore in modo da utilizzare ove possibile i 12 volts? Mi sembra che tutto sia pilotato nell’interesse di qualcuno. E’ ovvio che a questo punto se dovrò montare un impianto, lo farò misto, fotvoltaico, termico ed eolico e senza entrare nella rete Enel, a costo di prendere un generatore diesel per i casi di emergenza.

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    • Bravo Mario!!!!! Ma hai considerato la sezione dei cavi di casa tua alimentando tutto a 12Volt? Scusa ma mi scappa da ridere!!!! Cosiderato che chi stabilisce la sezione di un cavo è la corrente e non la tensione, usiamo la legge di ohm e prendiamo una potenza di 300 w di un televisore e l’alimentazione a 220V. avremo: 300W:220V=1,36 Ampere, circa.
      Potendo applicare un amperaggio di circa 2A per mmq ce la caveremmo anche con una sezione inferiore al mmq. Ora usiamo sempre quei 300W e li dividiamo per 12Volt avremo un passaggio di corrente di circa 25Ampere quindi pensa che cavo ti occorrerebbe! Almeno un 10-16 mmq di sezione. cioe un diametro di una grossa penna biro. Ciao

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  5. mi chiamo Piero,sto valutando anch’io riguardo l’installazione di un fotovoltaico , ma quello che mi frena nella decisione di farlo è perché, visto la convenienza nel risparmio della bolletta e l’incentivo statale non siano ancora installati su tutte le case . dovesse per qualche motivo cedere l’incentivo statale, riguarderebbe anche quelli già installati ? Non dovrebbe essere lo stato a promuovere queste installazioni e non solo le ditte installatrici? ciao

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  6. alexa1970@libero.it per cortesia piega il motivo della cancerogenicità dei pannelli fotovoltaici, inoltre cita la fonte dove si certifica che il pannello va cambiato ogni 15 anni.
    Grazie della cortesia, son sicuro che non avrai certo problemi a dimostrare ciò che sostieni.

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  7. Mario Checchini, se produciamo energia a 12 Vcc va bene se faranni elettrodomestici a 12 Vcc, dovresti però spiegare nei dettagli come trasporteremo questa energia!
    Grazie.

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  8. se lo potessi fare un pannello fotovoltaico sul tetto di casa lo installerei più che volentieri, condomini permettendo. il problema è che non costa poco, tutt’altro, ma per aiutare la salute del nostro pianeta, che poveraccio, è mezzo inquinato, un nobile gesto ci vuole

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  9. C’è molta disinformazione sul fotovoltaico e poco interesse a farlo emergere da parte delle lobby del petrolio e del carbone.
    Nonostante ciò nel mondo il fotovoltaico e le fonti rinnovabili stanno compiendo il loro corso per scalzare definitivamente fonti tanto antiquate quanto inquinanti (ed esauribili).
    Se prima uno dei limiti del solare era il costo eccessivo (dovuto anche ai lauti incentivi), oggi è una tecnologia accessibile ai più. Un impianto famigliare che dura 20 anni costa meno di una utilitaria.

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  10. C’è parecchia disinformazione sul fotovoltaico e poco interesse a farlo crescere da parte delle utility e delle lobby del petrolio e del carbone.

    Nonostante ciò nel mondo il fotovoltaico e le rinnovabili stanno compiendo il loro corso per scalzare definitivamente fonti tanto antiquate quanto inquinanti (ed esauribili): gas, petrolio, carbone, nucleare.

    Se prima uno dei limiti del solare era il costo eccessivo (dovuto anche ai generosi incentivi), oggi è una tecnologia accessibile ai più. Un impianto famigliare in Italia, che produce energia pulita per 20 anni, costa meno di una utilitaria.

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