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Borsa Imprese Indebitamento delle imprese

Indovina indovinello.

Senza guardare subito la soluzione!

Qual’è il Gruppo che “non ha mai smesso di monitorare i vari mercati”, che riflette sulla possibilità di quotarsi ma che non l’ha mai fatto perché ogni volta accadeva qualcosa (11 settembre etc…) che ha ricavi a fine aprile (fonte: Corriere della Sera, rubrica Sussurri & Grida del 3 giugno 2010) per 366 milioni, un MOL di 66 milioni e debiti totali per 650 milioni (di cui 450 rinegoziati al 2012)? Ovvero, che ha un rapporto di indebitamento di 2,6 e che, presumibilmente, a fine anno avrà un indebitamento pari a quasi il 60% dei ricavi -proiettati su base annua, fermo l’indebitamento- ed un MOL, sempre frutto di proiezioni, che sta 3,2 volte nei debiti finanziari lordi?

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Imprese

Fra Maometto e Max Weber.

Istanbul, Minareto

Gli imprenditori musulmani fanno il venti per cento dell’economia turca, ma la quota è destinata a salire. Il loro credo è una via di mezzo fra Maometto e Max Weber: arricchirsi non è un problema, sperperare sì. “L’etica dell’islam aiuta anche gli affari, chi segue le regole della religione è affidabile, si sveglia presto e non perde tempo”, dice Nadir, seduto nel suo ufficio alla periferia di Adana. Una ragazza di vent’anni con un foulard francese intorno al capo traduce sorridente. Intorno ci sono scrivanie pulite e bicchieri pronti per il tè. In pochi anni, quelli come Nadir sono riusciti a costruire un vero gruppo di potere. Hanno associazioni di categoria – il Musiad, per esempio, conta tremila iscritti e favorisce gli scambi con i paesi del medio oriente –, chiedono maggiore libertà in campo economico ma sono conservatori quando si parla di famiglia, istruzione e società. Fanno le vacanze negli alberghi della catena Caprice, dove gli uomini e le donne hanno piscine separate. Non si oppongono all’ingressonell’Ue, anche se preferiscono un’intesa più leggera, basata sugli scambi commerciali. La religione è una parte importante di questa storia, ma non è tutto. Secondo Tolumen, il segreto del successo è “l’entusiasmo” degli imprenditori musulmani. Altri pensano che gran parte del merito sia della “profondità strategica”, la dottrina elaborata da un professore dell’Università Bilkent, Ahmet Davutoglu, che oggi è ministro degli Esteri. Secondo Davutoglu, il paese è destinato a diventare il vero leader della regione: per riuscire deve semplicemente risolvere i problemi intorno ai confini.

Luigi De Biase, Il Foglio, 2 giugno 2010

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Crisi finanziaria fiducia Imprese

Grazie a Dio e al governo.

Istanbul, Moschea

Adana è considerata una capitale della regione. Il titolo dipende da due particolari: il primo è la moschea Sebanci, costruita alla fine degli anni Novanta con i soldi raccolti in tutto il medio oriente. Ha sei minareti e contiene trentamila persone, per trovarne una così grande bisogna andare alla Mecca. Il secondo è il numero di imprese che hanno fatto fortuna in città: sono centinaia, le chiamano Tigri dell’Anatolia ed è facile capire il perché. “Qui la crisi è durata poche settimane, il tempo di capire che i problemi della Grecia, della Spagna e dell’Italia potevano colpire i nostri bilanci – spiega Bilal Nadir, il proprietario di una fabbrica che produce materie plastiche – Abbiamo lasciato i mercati tradizionali per puntare su paesi come l’Iran e l’Afghanistan, il rischio è più alto ma anche i guadagni lo sono. E’ così che abbiamo evitato il peggio, grazie a Dio e al governo”.

Luigi De Biase, Il Foglio 2 giugno 2010

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Banche Bolla immobiliare Borsa Crisi finanziaria Rischi Risparmio e investimenti

Oracoli e realismo (ovvero quello che nemmeno Warren Buffett riesce ad indovinare).

Un articolo del Sole 24 Ore di Vittorio Carlini stigmatizza comportamenti e frasi di Warren Buffett il quale, da azionista “di peso” di Moody’s, mostra di non conoscere i problemi di professionalità e la soluzione, invero insoddisfacente a quanto pare, data ai conflitti di interesse. Berkshire Hathaway, in effetti, possiede azioni di moltissime società quotidianamente scrutinate dai rating di Moody’s e delle altre agenzie, le quali parrebbero mosse da intenti tutt’altro che neutrali e professionali nell’assegnazione dei voti di affidabilità.

Che si possa, anzi si debba, regolamentare l’attività delle agenzie di rating, vigilandone le prassi e le modalità di assegnazione del giudizio, ovvero di una notizia price sensitive, è un dato acclarato, richiamato anche dal Governatore Draghi nella sua relazione di fine maggio. Pare invece più complesso e, soprattutto, velleitario, attribuire ad un azionista, sia pure di spessore e di grande peso specifico, responsabilità che non gli competono e che, se attribuite, farebbero scomparire o renderebbero molto labili i contorni della responsabilità dei sindaci, dei revisori ma, in particolare, dei manager. E, d’altra parte, Buffett risponde della creazione di valore rispetto ai suoi azionisti -ai quali è andata bene anche nei momenti peggiori della crisi- non della tutela dei valori. Altrimenti, più che un oracolo, sarebbe onnisciente e preveggente.

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Crisi finanziaria Fabbisogno finanziario d'impresa Indebitamento delle imprese Liquidità PMI

Ultime file.

Stefano Fassina, responsabile economia del Pd: “Sì: il centrodestra fa davvero poco per dimostrare di non essere il partito che aiuta gli evasori – e il caso dei condoni resta a mio avviso una scelta politica che non potrà mai essere apprezzata da un vero partito di centrosinistra – ma dall’altra parte una realtà riformista come la nostra non può dimenticare che la storia dell’Italia dimostra che in molti casi l’evasione fiscale, oltre che patologica, è stata anche condizione di sopravvivenza di una parte consistente del pulviscolo di imprese individuali e delle moltitudini di lavoratori autonomi. Per questo, bollare come ‘ladri’ gli evasori, come fanno invece troppe persone a sinistra, è un’assurda generalizzazione; astrattamente condivisibile, ma sbagliata sul piano etico e perdente sul piano politico: perché mette insieme l’artigiano stressato da quattordici ore di lavoro al giorno, e costretto all’evasione per rimanere – o, almeno, illudersi di essere – nelle ultime file delle classi medie e l’imprenditore con yacht e case per le vacanze sparse per l’Italia che magari evade le tasse solo per profondo egoismo sociale”.

Così Claudio Cerasa su Il Foglio.

Sull’imprenditore con yacht e case non ho nulla da dire, penso abbia ragione il Governatore quando afferma che l’evasione fiscale è la vera “macelleria sociale” del nostro Paese. Mi lasciano perplesse le affermazioni di Fassina, peraltro sostanzialmente condivise da Claudio Cerasa, perché non rispondono ad un interrogativo di fondo: siamo sicuri che tutte queste micro-imprese, spesso poco più che posti di lavoro auto-creati, meritassero di restare in piedi? Siamo sicuri che il problema non sia la non sostenibilità ab origine di certe scelte o iniziative imprenditoriali, talmente deboli da necessitare di non pagare le imposte? Ovvero, per dirla con linguaggio da analista,  siamo sicuri che il problema non sia l’inconsistenza del risultato operativo?