Se i capannoni vuoti non sono solo un problema estetico.

Dario Di Vico, parlando di “capannoni vuoti a Nordest”, individua con la consueta lucidità uno degli aspetti anche esteriormente più visibili della crisi, la sfilata dei capannoni vuoti ed abbandonati del Nordest. Il problema, tuttavia, come si evince dalla citazione seguente, sembra solo di tipo estetico-urbanistico.

“Del resto ai tempi della crescita facile non c’era piano regolatore comunale che non prevedesse una zona industriale, una artigianale e una commerciale. Non partiva nemmeno la concorrenza tra i Comuni, tanto ce n’era per tutti, le aree nel giro di qualche anno raddoppiavano il loro prezzo e gli uffici urbanistica delle Unioni Industriali erano presi d`assalto dai Piccoli per le pratiche edilizie. Gli stessi artigiani usavano poi il capannone come leva finanziaria per avere udienza e credito dalle banche. Ma il troppo stroppia e anche in casa leghísta oggi ci si pone il problema del paesaggio da tutelare. I maligni sostengono che in questo modo il Carroccio vuole evitare che i capannoni diventino grandi abitazioni zeppe di immigrati, ma più probabilmente è maturata una nuova intransigenza verso il consumo indiscriminato del suolo. Un vero censimento dei capannoni sfitti o in vendita nell`intero Nord-Est non c`è. È troppo presto. Alla mancanza di numeri certi viene in soccorso il colpo d’occhio. C`è chi per evocare un paragone tira in ballo gli scenari alla Philip K. Dick e il suo algido pessimismo post-moderno. Per operare, invece, un raffronto più prosaico e vicino a noi, il Nord-est dei capannoni vuoti è assai differente dalla cintura della ruggine attorno a Brescia, con le grandi cattedrali della siderurgia ormai svuotate che fanno mostra di sé a mo’ di dinosauri.”

L’archeologia industriale è certamente interessante e l’urbanistica, anche se vivo in una città che nemmeno sa cosa significhi la parola, mi affascina.

Però la vera questione, al di là del problema estetico ed architettonico, è decisamente un’altra: a cosa sono serviti tutti quei capannoni, ora vuoti? Siamo certi che la loro realizzazione sia così lontana nel tempo e non sia, al contrario, frutto della dissennata bolla immobiliare degli ultimi anni? E, infine, siamo certi che quei soldi non potessero essere spesi meglio, per esempio in tecnologie e capitale umano?

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