Fare banca in Sicilia.

Avevo già avuto una sensazione analoga anni fa lavorando con gli analisti del Banco di Napoli: gente tosta, preparata, in grado di discernere e valutare correttamente il merito di credito delle imprese, con un approccio serio e rigoroso, anche se non asettico.

Tre giorni passati in Sicilia, con una ventina di analisti ed addetti fidi del Credito Cooperativo mi hanno confermato che se il sistema bancario nel Mezzogiorno è scomparso, divenendo appannaggio di grandi banche del Nord, che al Sud fanno solo raccolta, la colpa non è della qualità del capitale umano, anzi. La colpa è di coloro che il sistema bancario hanno (mal)guidato e portato al fallimento, con scelte miopi, discutibili, frutto di criteri che di economico avevano ben poco.

Lavorare con queste persone fa capire che la Banca per il Sud, la “strana cosa” voluta da Giulio Tremonti non è appena un progetto che rischia di tramutarsi in un carrozzone, come più volte paventato da più parti. E’ inutile e soprattutto è costosa. Non mancano denari per i progetti, né persone abili e preparate in grado di valutarli: manca un ceto professionale ed imprenditoriale che abbia fatto della formazione del proprio capitale umano il punto di eccellenza del proprio lavoro, piantandola, finalmente, di scegliere in base ai contributi, ma in base ai criteri dell’equilibrio e dello sviluppo aziendale. Non dovrebbe essere un’impresa titanica.

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