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Stress test 2.

Dunque l’ansia per la pubblicazione degli esiti degli stress test è immotivata? Sul punto sarebbe bene riflettere che il problema non sono i mercati, la cui capacità di fissare prezzi efficienti è quantomeno discutibile, quanto piuttosto i risparmiatori. Sono questi ultimi, non i mercati, ad avere il diritto di sapere quanto e quale tipo di rischio si trovi negli attivi delle banche cui affidano i risparmi, sono questi ultimi che devono essere informati. La preoccupazione dei famosi mercati è stata rivolta soprattutto all’ipotesi che le principali banche europee avessero in portafoglio un quantitativo rilevante di titoli di Stato emessi da Paesi PIGS, come tali a forte rischio di insolvenza. E si è molto, forse troppo, parlato di stress test relativamente a questo rischio, tralasciando o ignorando la questione degli impieghi economici (i.e. prestiti alle imprese), che è tutt’altro che serena, circoscritta e limitata. La trasparenza sui livelli di rischio di ogni singola istituzione creditizia assoggettata a sorveglianza era uno dei pilastri di Basilea 2 rimasti inattuati. Il Governatore Draghi ha cominciato, per quanto riguarda il nostro Paese, a rendere noti i risultati delle verifiche ispettive e gli esiti delle valutazioni fatti da via Nazionale. Se anche a livello europeo ed internazionale si seguisse la stessa strada, forse l’ansia diminuirebbe, e con essa lo stress.

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Sabbie aurifere.

Un’illuminante articolo di Michele Smargiassi su Repubblica prefigura la fine della rendita di posizione di bagnini ed operatori turistici operanti sulla battigia, a seguito della prossima entrata in vigore di una Direttiva UE. La lettura dell’articolo è illuminante perché aiuta a capire quanto possa essere dirompente l’entrata in vigore di una Direttiva sulla quale sarebbe difficile dissentire: ovvero lo Stato deve mettere all’asta l’utilizzo dei beni di sua proprietà, cedendone l’uso -o anche, quando è il caso, la proprietà- al miglior offerente.

I bagnini in coro, ed i giornali che ne sostengono acriticamente le ragioni (cfr.Il Resto del Carlino) gridano come un solo uomo, perché se dovesse passare l’applicazione della Direttiva, le spiagge diventerebbero appannaggio delle grandi multinazionali del turismo le quali, naturalmente, speculerebbero. Naturalmente. E’ noto, infatti, che i prezzi degli stabilimenti balneari sono alla portata di tutte le tasche e che chiunque può, volendo, aprire il suo; i bagnini non speculano, non fanno nero, non assumono nessuno in nero, insomma sono bravi cittadini, non speculatori. Chiunque abbia fatto un giro in spiaggia -ma sarebbe bastato dare una scorsa al programma- il giorno dopo la Notte Rosa capirebbe quanta cialtronaggine si nasconda dietro a coloro che, sempre sul Carlino, si lamentano della cafonaggine di turisti e/o riminesi senza riflettere, neppure per un attimo, che forse un certo modello di turismo ha una matrice culturale. La stessa dei bagnini e del loro nero, del caos e del traffico, delle notti piene di alcool e di droga, della Notte Rosa e della pensione Iris con vista ferrovia a 29 euro tutto compreso, delle discoteche e dei gavettoni.

La matrice culturale del nulla.