Uomini e camion.

Mi fanno vedere i dati di una ditta di autotrasporto, a conduzione familiare. 250mila euro scarsi di fatturato, reddito operativo all’osso (quasi all’1%), debiti finanziari pari ad una volta e mezzo il fatturato. Inoltre, debiti verso erario per Iva non assolta nei termini, debiti verso fornitori, debiti verso i benzinai, debiti. Richiesta alla banca di dare ulteriore finanza: perché? Non è difficile capire che il settore è sovraffollato, che l’offerta eccede la domanda, che le imprese sono troppe e si faranno concorrenza in un solo modo, al ribasso, soprattutto se per entrare nel settore non serve avere studiato, basta la patente. E dal 2012 autisti polacchi, bulgari, slovacchi, ucraini chiederanno sempre meno: perché pagare di più?

Per quale motivo distruggere ancora ricchezza, perché rischiare la vita per guadagnare meno di un dipendente? Perché, soprattutto, fissare tariffe minime, quando chiunque, richiesto se preferisce pagare un servizio poco o tanto risponde, quasi sempre: “Poco!”. In specie se si tratta di un servizio che incide sul costo finale del prodotto. Invece no: tariffe minime, aiuti vari (di Stato, ma non si può dire), contribuzioni ed altro per mantenere in vita aziende che sarebbero -duole dirlo ma è la verità- da far fallire, prima che consumino altre risorse. Prima, sopratutto, che consumino se stessi.

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