Di banche, di tifo e di altre sciocchezze.

Il prof.Ilvo Diamanti, una delle figure più eminenti della nostra Università urbinate, ha scritto ieri su Repubblica un articolo nel quale manifesta il suo disagio perché la sua banca (Unicredit) ha garantito una squadra da lui avversata (la Roma) concedendo fidejussione a Rosella Sensi per garantire l’acquisto di Borriello, passato dal Milan, appunto, alla Roma.

Il collega Diamanti afferma:”(..) non nego di essere a disagio. Con me stesso. Perché io sono un correntista Unicredit. Ho miei risparmi depositati nell’agenzia di Isola Vicentina, dove abitavo al tempo dei miei primi stipendi. Mi hanno sempre trattato bene, con riguardo e attenzione. Ieri e anche oggi. Eppure, un poco, mi disturba che Burdisso e Borriello siano stati ingaggiati dalla Roma  –  invece che dalla Juve  –  grazie al consenso e alla garanzia finanziaria di Unicredit. Proprietaria, di fatto, della Roma. O meglio, del suo debito enorme. Mi disturba. Non perché ci tenessi molto a Borriello (a Burdisso un po’ di più). Ma perché la mia identità ne esce contrastata. Come posso affidarmi a una banca che combatte contro il mio tifo? Che usa (anche) i miei soldi (una goccia nell’oceano, lo so) contro di me? Come posso restare, al tempo stesso, bianconero e  di Unicredit senza sentirmi dissociato? Il conflitto fra banca e tifo. Da matti. Un non-problema, del tutto inesistente, diranno tutti (o quasi). Un altro segno di questi tempi tristi, senza fede e senza ideologia, senza politica e senza valori. Però una cosa è certa: io la squadra non la cambio.”

Ilvo Diamanti è davvero un grande scienziato della politica, non è banale leggere in prima pagina di Repubblica un commento come il suo: e gliene sono grato, su questo piccolo blog, perché è nota la mia preferenza accanita per l’Inter, oltre che per il mio lavoro. Vorrei solo rassicurare (o forse no?) il prof.Diamanti: Unicredit non combatte il suo tifo (Profumo, peraltro, è nerazzurro), Unicredit combatte, talvolta bene, talvolta molto male, per difendere i suoi interessi. Che nella fattispecie sono rappresentati dall’aver ereditato da Capitalia il debito della Roma, storia la cui fine è nota a tutti. Fino a quando la Roma non troverà un compratore, Unicredit farà buon viso a cattivo gioco, cercando di valorizzare, come si suol dire, gli asset. Sarei piuttosto preoccupato, se fossi nel collega Diamanti, non tanto per la fidejussione, quanto per ciò che egli non vede -e probabilmente ignora- della sua banca. Che tratta sicuramente molto bene lui, un po’ meno bene tante Pmi, della provincia di Vicenza e non.

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