La repentina coscienza di una compagnia (in morte di Tonino M.).

Tiziano Vecellio, La sepoltura di Cristo

«E là, nell’improvviso chiarore, un gesto, un unico gesto, una smorfia anzi, illuminata da una luce di rantolo [Cristo in croce, questo è il lampo]. Ma non inganniamoci, non insuperbiamoci. Con umiltà, con tristezza, con accettazione, con tenero affetto, accogliamo ciò che a noi viene. La repentina coscienza di una compagnia, là nel deserto». Là nel deserto del mondo, dove padre e madre, fratelli e sorelle fanno parte del deserto, dove io stesso faccio parte del deserto che mi circonda, «la repentina coscienza di una compagnia». Una compagnia: il lampo di questo uomo che rantola l’ultimo rantolo della morte. «Sotto una gran luna sospesa, che dura quanto la vita, quanto l’istante del prender coscienza fra due infinite oscurità, guardiamo questo volto triste che alza verso di noi i suoi grandi occhi umani, e che ha timore, e ci ama. E posiamo le labbra sulla tiepida fronte e cingiamo con le nostre braccia il corpo debole, e tremiamo».

Don Luigi Giussani

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