Santo subito.

Un singolare e circostanziato articolo ci informa che Profumo è stato cacciato perché sgradito all’establishment ed alla “mostruosa concentrazione di potere” che ci governa. In particolare “il peso delle fondazioni bancarie nazionali, mal sopportato dall’amministratore delegato dell’istituto, si è manifestato in particolare di recente nel momento in cui il management della banca ha presentato un piano di accorpamento dell’organizzazione del gruppo, il cui obiettivo dichiarato era quello di tagliare i costi, aumentare l’efficienza delle operazioni, migliorare il servizio alla clientela. Esso prevede la semplificazione dell’organizzazione attraverso la fusione delle cinque banche sino a quel momento controllate dalla holding, con l’unificazione di settori e di servizi e il conseguente taglio di strutture all’interno della banca. Tale progetto ha suscitato l’opposizione delle fondazioni, legate alle coalizioni di potere politico e affaristico locali. Tale opposizione è stata poi superata, tra l’altro, con la ragionevolezza stessa del progetto, con una precedente minaccia di dimissioni di Profumo e con qualche concessione minore fatta alle fondazioni stesse.”

Forse l’Autore dell’articolo ignora che Unicredit di tutti si è curata tranne che di “migliorare il servizio alla clientela”, internalizzando sempre e comunque i risparmi di costo e trasformandoli in profitti tout-court. Forse l’Autore dell’articolo, ansioso di dimostrare come il “buono” (Profumo), sia stato disarcionato dai cattivi (Geronzi, l’immancabile Silvio Berlusconi et alii) e meriti pertanto un posto nell’empireo, ha dimenticato di leggere che, nello stesso blog al quale partecipa, si comunica che il 60% delle denunce dei clienti scottati dai derivati è contro Unicredit. Il beato Alessandro non lo sapeva, sicuramente lo ignorava, è, appunto, destinato alla santità: ma se non lo sapeva, cosa ci stava a fare in piazza Cordusio tutti i giorni?

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