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don Giussani Imprese

Qualcosa che l’alluvione non può spazzare via.

«Abbiamo telefonato alla Protezione civile, sono stati gentili ma ci hanno dirottati sui vigili
urbani – dice Antonio Favretto, presidente dell’azienda di famiglia (siamo alla terza generazione) –, loro ci hanno detto che avevano altre emergenze, che avremmo dovuto attendere.
Ci siamo mossi da soli, abbiamo fatto venire una ditta per gli spurghi, abbiamo trovato le pompe, cercato container per portare via tutto». (…) Da martedì hanno lavorato tutti senza sosta, «al limite del collasso fisico, altro che un’ora di straordinario» (…)
Due milioni di danni, ma Favretto riesce a vedere il lato positivo: «L’esperienza di questi giorni è stata per certi versi meravigliosa, è stato bello vedere tutti, ma proprio tutti, lavorare con il solo scopo di rimettere in piedi l’azienda, i sindacalisti sono stati i primi a mettersi gli stivali per spazzare il fango. Nessuno ha protestato per lo stipendio in ritardo (…) Se questo clima pazzescamente unitario continuerà, posso dire che l’azienda avrà una marcia in più per affrontare il futuro».
(da un articolo di questi giorni de Il Sole 24 ore)

Quanti racconti, in questi giorni drammatici, simili a quello di Favretto. In una prova di dimensioni inaspettate emerge il carattere, la stoffa di un popolo. Gente colpita, non abbattuta.
Provata, non umiliata. E operosa da subito.
Non predomina la lamentela di chi si piange addosso in attesa dell’intervento dello stato (che pure dovrà fare la sua parte), ma una solidarietà di popolo, fatta di mille facce e mille esperienze associative diverse.
Milioni e milioni di danni: ma, come nota il cronista, c’è un lato positivo. È il nostro imprenditore a rivelare quale: «Se questo clima pazzescamente unitario continuerà, avremo una marcia in più per affrontare il futuro».
Continuerà, una volta passata l’emergenza, questa capacità di prendersi le proprie responsabilità fino in fondo, non solo negli eventi straordinari e drammatici, ma nel fango delle nostre giornate?
«Una cultura della responsabilità», scriveva don Giussani nel 1987, «deve mantenere vivo quel desiderio originale dell’uomo da cui scaturiscono desideri e valori, il rapporto con l’infinito che rende la persona soggetto vero e attivo della storia».
Ci interessa mantenere vivo questo desiderio, guardare a chi affronta la vita tenendo aperto questo desiderio ogni giorno, a chi sente – almeno come un presentimento buono – che c’è qualcosa che nessuna alluvione potrà mai spazzare via.
Comunione e Liberazione Veneto

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Rischi Risparmio e investimenti

Dove osano le volpi.

Un investimento definito dalla società di revisione Deloitte & Touche non a rischio in una banca, la Mb finita in amministrazione straordinaria. La società dei trasporti di Parma, la Tep controllata dal Comune e dalla Provincia ora si trova con un ammanco di quasi 9 milioni di euro che difficilmente potrà recuperare, a meno che non intervenga un “cavaliere bianco” a rilevare la banca.

La vicenda che sta creando forti imbarazzi alla giunta del Pdl, guidata da Pietro Vignali è già costata il posto al presidente della Tep Tiziano Mauro e ha spinto la procura di Parma ad aprire un fascicolo. Potrebbe essere relegata nella categoria della gestione della cosa pubblica, se non fosse per i legami tra le società che ruotano attorno al comune e la stessa Mb, fondata da Fabio Arpe: Andrea Costa, ex presidente della Tep e ora numero uno della Stt la honding che controlla le municipalizzate di Parma, è socio con circa il 4% in Mb attraverso la C&C and partners, un investimento ora a rischio. La stessa Stt per sanare parte del suo debito, aveva in programma l’emissione di un bond di circa 90 milioni e per questo aveva chiesto il rating all’agenzia Standard & Poor’s. Società di revisione e agenzia di rating sono conosciute a Parma essendo state entrambe coinvolte nel crack della Parmalat.

La Deloitte è da tre anni revisore della Tep quando il presidente della società dei trasporti Tiziano Mauro, fresco di nomina, arrivato per sostituire Andrea Costa, indìce nell’aprile 2009 una gara per la scelta della banca che dovrà gestire la liquidità. La scelta cade sulla Mb che a differenza dei concorrenti offre un rendimento doppio, il 3% annuo a tasso fisso per certificati di deposito a quattro mesi, scadenza primo ottobre 2009. Tutta la liquidità viene così impiegata in Mb in due tranche da 5 e da 3 milioni di euro. La banca milanese entra in amministrazione straordinaria il 10 luglio 2009, ma i consiglieri della Tep sostengono di essere venuti a conoscenza del ruolo della banca nella società pubblica soltanto un anno dopo.

Il presidente a cui spetta il compito della gestione della liquidità è costretto alle dimissioni anche perché gli riesce difficile spiegare le ragioni di un investimento così corposo in una banca in forti difficoltà economiche. Nel tourbillon delle polemiche finisce anche la Deloitte che nell’aprile 2009 era diventata revisore di Mb. Un compito che tuttavia non eserciterà mai essendo la banca finita nel frattempo in amministrazione straordinaria.

Gli amministratori della Tep ora lamentano di non avere ricevuto alcuna segnalazione sulle alterne vicende di Mb, né dal presidente né dai revisori, i quali nelle verifiche trimestrali scrivevano che «non sono emerse irregolarità o fatti censurabili per richiedere la segnalazione al collegio sindacale e al cda della società». Una impostazione che si ritrova anche nella relazione sintetica al bilancio del giugno 2010 dove si ribadisce che «non sussistono rischi». Tanta sicurezza è giustificata dall’eventuale intervento, in caso di insolvenza, del Fondo interbancario a tutela dei depositi e della clientela. Quanto basta per non ritenere necessario agli amministratori apporre accantonamenti a copertura dei rischi di solvibilità del credito, una impostazione ritenuta dagli auditors «ragionevole e condivisibile», ribadendo in una nota di avere computo la revisione «nel pieno rispetto delle norme di leggi».

Le responsabilità si palleggiano tra il collegio sindacale e la Deloitte che si accusano a vicenda su chi avesse dovuto controllare e informare. Sul ruolo della società di revisione, intanto, sta indagando la guardia di finanza e nei giorni scorsi è stato sentito il commissario straordinario dell’istituto Luigi Moncada. Il quale ha lasciato poche speranze sul futuro della banca: il suo mandato scade a gennaio e l’insuccesso delle strategie perseguite per la rimessa in bonis dell’istituto ne rendono sempre più prossima la sua liquidazione.

Da Il Sole 24 Ore dell’11 novembre 2010